Cybersecurity: italiani sempre più preoccupati, ma ancora poco protetti

Una ricerca di Europ Assistance Italia rivela che tra gli italiani cresce la consapevolezza delle soluzioni per tutelarsi dai rischi legati all’uso del web.
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I rischi informatici preoccupano sempre di più gli italiani. Al contempo cresce la consapevolezza delle soluzioni per tutelarsi dai rischi legati all’uso del web. È quanto emerge dalla ricerca “Protezione digitale e cybersecurity” realizzata da Europ Assistance Italia in collaborazione con Lexis Research.

Sempre più persone dichiarano di conoscere i rischi legati al web: il 55% del campione (+6% rispetto al 2021) ritiene di essere più informato rispetto al passato sui pericoli relativi a virus informatici, malware (51%, +7% rispetto al 2021), phishing (49%, +9% rispetto al 2021), furto di identità (47%, +5% rispetto al 2021) e ransomware (32%, +4% rispetto al 2021).

Inoltre, il 64% degli intervistati afferma di essere a conoscenza delle soluzioni per proteggere la propria identità, con un aumento del 6% rispetto al 2021. Quelle più utilizzate sono i programmi antivirus/antimalware/antiphishing (34%) e i sistemi di gestione delle password (26%). Nonostante questo, le persone che dichiarano di cambiare frequentemente le proprie password personali sono solo il 41%, dato in linea con il 2021. La ricerca registra anche un aumento della percezione dell’efficacia di metodi di protezione come i sistemi di autenticazione rinforzata o a due o più fattori (62%, +4% rispetto al 2021) e antivirus e antimalware installati sui propri device (60%, +2% rispetto al 2021).

Aumentano le preoccupazioni rispetto all’utilizzo del web per motivi personali (41%, +5% rispetto al 2021), in particolare nella fascia di età compresa fra i 45 e i 54 anni. Il principale timore è relativo al furto di identità (55%, di cui il 64% nella fascia di età 55-64 anni), seguito dall’essere vittima di un crimine informatico (54%, +5% rispetto al 2021).

In generale, l’esposizione ai rischi legati alla cybersicurezza e al furto d’identità rappresenta una preoccupazione per oltre il 40% degli intervistati, soprattutto quando si tratta di figli (48%) e genitori anziani (44%). Le preoccupazioni più diffuse rispetto all’uso del web da parte dei figli riguardano in particolare il furto di dati personali (55%), l’adescamento online da parte di predatori sessuali (54%) e gli atti di cyberbullismo (53%).

Ulteriori timori sono relativi al furto di informazioni della carta di credito (58%) e alla violazione del conto bancario (58%) quando si effettuano pagamenti e acquisti online oltre al rischio di una violazione della privacy delle proprie e-mail (47%).

Cyber attacchi in aumento e strategie per la protezione dei dati personali

La ricerca evidenzia che oltre il 30% degli intervistati è stato vittima di un attacco ai propri dati personali o conosce persone che ne sono state vittima, con il 47% degli episodi registrati nel corso dell’ultimo anno.

Le tipologie di violazioni più diffuse sono la ricezione di e-mail sospette e gli attacchi di phishing, seguiti da telefonate indesiderate, furto di identità e di informazioni relative alla carta di credito. Il 77% degli intervistati (+6% rispetto al 2021) considera gli attacchi ai dati personali eventi rilevanti e altamente stressanti, ma solo il 9% è preoccupato per sé stesso e il 10% per i propri figli o il proprio coniuge, mentre il 13% ritiene maggiormente esposti agli attacchi informatici i propri familiari anziani.

Le strategie più usate per proteggersi dai cyber crimini includono la fiducia verso la propria banca e il circuito delle carte di credito (in aumento rispetto al 2021), seguita dalla consapevolezza che per difendersi è necessario l’aiuto di un esperto (50%), anche se il 40% è convinto di poterlo fare da solo.

Abitudini di utilizzo: device, attività e tempo trascorso online

Smartphone (52%) e PC (48%) rimangono i dispositivi maggiormente utilizzati dagli adulti in Italia, per oltre due ore al giorno, in linea con quanto accadeva prima della pandemia, a significare un ritorno alle abitudini pre-Covid.

In particolare, le attività maggiormente svolte sono: navigare su Internet (93%), inviare e ricevere e-mail (83%), usare i servizi di messaggistica istantanea, per esempio Whatsapp (80%), e i social network (70%). Diminuiscono l’uso dei forum online, dei servizi di home banking, delle risorse per scaricare film e musica e lo shopping e il trading online.

Il dispositivo preferito dei giovani di età inferiore ai 18 anni è lo smartphone, che viene utilizzato per più di 2 ore al giorno dal 44% del campione (+9% rispetto al 2021).

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