robot insurtech

Eppur si muove. Ci scuserà Galileo Galilei se prendiamo in prestito una celebre frase a lui attribuita dallo scrittore Giuseppe Baretti, per commentare gli ultimi dati sugli investimenti insurtech a livello globale. Ma è perfetta per capire l’andamento del mercato. L’ultima fotografia scattata dal report “The State of Global Insurtech” redatto da Dealroom.co, Mundi Ventures, Mapfre, NN Group e Generali, vede il volume degli investimenti insurtech nel primo semestre dell’anno ammontare a 2,4 miliardi di dollari, in forte calo (-45%) rispetto allo stesso periodo del 2022. Una tendenza evidenziata anche da precedenti report trimestrali effettuati da Gallagher Re e Ft Partners. In pratica gli investimenti insurtech sono tornati ai livelli del 2018/2019 quando si navigava intorno ai 7 miliardi di dollari annui.
Ad una prima lettura potrebbe sembrare che il mercato sia in affanno. Non lo è perché semplicemente si sta stabilizzando dopo l’hype registrato negli ultimi tre anni. Gli investitori, in particolare i venture capital che hanno ridotto di oltre i 50% i loro investimenti nel primo semestre del 2023, si sono fatti più accorti. Si investe con maggior oculatezza.
Non deve quindi ingannare il -29% (rispetto al 2022) alla voce investimenti in fase early-stage, seed o serie A. Il segmento, come evidenzia il report, mostra più resilienza dei round di serie C, dove startup più mature hanno visto un calo dei finanziamenti del 62% rispetto al picco storico del 2021. Se si va nel dettaglio si nota che la maggior parte degli investimenti (oltre il 60%) si è concentrata sul ramo Danni mentre il Vita è stato particolarmente sottoinvestito e attende ancora il tanto necessario cambiamento. A soffrire sono state soprattutto le insurtech diventate pubbliche che hanno visto da gennaio 2021 una perdita di valore delle azioni del 59%. C’è però anche chi ha registrato una crescita di valore nell’ultimo anno: è il caso dell’indiana Acko (+36%), di bolttech (+60%) e Vesttoo (+75%). E poco importa se, rispetto agli anni precedenti, non si è ancora visto un nuovo unicorno insurtech nel 2023. Anzi, il 13% di essi ha perso negli ultimi mesi lo status: tra questi vengono citati nomi importanti come Oscar, Root, Metromile e Hippo.

Insurtech, un mercato potenziale

Nonostante questi numeri, quindi, il mercato rimane potenzialmente attrattivo. Secondo lo studio, infatti, l’insurtech rappresenta un’enorme opportunità da 7 trilioni di dollari, più grande del mercato della mobilità che ha ricevuto finanziamenti 5 volte maggiori nel 2022-2023. Anche i servizi finanziari rappresentano una dimensione del mercato inferiore al doppio, ma hanno ricevuto quasi 10 volte il finanziamento. Molto probabilmente l’interesse è suscitato dall’arrivo di nuovi modelli e tecnologie destinate a sconvolgere l’industria. È il caso dell’embedded insurance e dell’open insurance che, se applicata veramente, può portare un enorme valore ai consumatori e agli assicuratori, soprattutto una volta raggiunta la standardizzazione. Non va infine dimenticata l’intelligenza artificiale generativa. L’IA era già ampiamente utilizzata dalle assicurazioni, con un impatto variabile lungo la catena del valore, ad esempio nell’automazione dei sinistri. Ora con quella generativa tutto cambia. Tanto che, secondo lo studio, il settore assicurativo sarà, dopo quello bancario, quello maggiormente “sconvolto” dall’arrivo di questa tecnologia, anche se resta ancora da capire a fondo quali processi saranno maggiormente impattati.

Insurtech Italia, per la svolta servono competenze e visione internazionale

E l’Italia? Da anni rappresenta il fanalino di coda degli investimenti insurtech, non solo a livello globale, ma anche se restringiamo il campo al cortile europeo. Gli Stati Uniti, infatti, come sempre fanno la parte del leone, con 1,2 miliardi di dollari raccolti nel primo semestre ‘23. In Europa, Regno Unito, Germania e Francia rimangono i mercati più voluminosi con quote (in milioni di dollari) nel primo semestre rispettivamente di 178, 61 e 34. In Italia i numeri sono molto più bassi ma qualcosa, piano piano, si sta muovendo: secondo il report, il nostro Paese – insieme ad Olanda ed Estonia – è tra quelli europei ad aver registrato la maggiore crescita nei round di finanziamento di startup in fase early stage. Il dato va preso, ovviamente, senza eccessivi trionfalismi, ma è comunque utile guardare al futuro del settore con un pizzico di ottimismo come spiega Simone Ranucci Brandimarte, presidente di Italian Insurtech Association: “Ad inizio anno, nel nostro manifesto, avevamo stimato di raggiungere 1 miliardo di euro di investimenti insurtech in Italia (la cifra include anche gli investimenti interni in tecnologia da parte delle compagnie ndr). A fronte della stretta degli investimenti e alla luce della performance del primo semestre che mostra un investimento pari a 380 milioni, dobbiamo abbassare l’asticella al di sotto del miliardo. Ma rimaniamo comunque ottimisti”.
Non basta però il solo ottimismo a far crescere il settore insurtech italiano. Lo sa bene anche il presidente di IIA che per l’occasione snocciola qualche consiglio per gli addetti ai lavori. “Le insurtech italiane – spiega – devono essere più ambiziose. Paradossalmente in questo contesto i progetti verticali fanno più fatica a partire rispetto ai progetti più grandi che hanno bisogno di investimenti maggiori ma hanno un respiro internazionale. Bisogna poi anticipare il break even. Infine serve assolutamente dotarsi di competenze assicurative, magari coinvolgendo le compagnie assicurative da subito nell’equity. Il 2023 è un anno complicato come lo è stato quello precedente. Il 2024, con un abbassammento delle tasse e la ripresa economica, sarà molto interessante per le insurtech” conclude Ranucci Brandimarte.

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Andrea Turco

È il Direttore Responsabile di Insurzine.