lavoro

Il Consiglio dei ministri tenutosi lunedì 1° maggio ha messo a punto un nuovo decreto-legge, che rende effettivo un taglio delle tasse in busta paga per i redditi medio-bassi. Proprio in merito al rapporto degli italiani con il lavoro, Changes Unipol ha realizzato una nuova ricerca elaborata da Ipsos, analizzando aspetti quali il livello di soddisfazione per la propria occupazione e retribuzione, la propensione al cambiamento, i fattori per la scelta di un nuovo lavoro e le aspirazioni in termini di work-life balance.

La retribuzione lavorativa: quasi la metà degli italiani è insoddisfatta

Il primo dato significativo che emerge dall’indagine è quello relativo alla diffusa insoddisfazione dei lavoratori per la propria retribuzione: quasi la metà degli italiani ritiene il livello del proprio stipendio poco o per nulla soddisfacente (44%) mentre l’altra parte si dichiara abbastanza o molto appagata (56%).

Non emergono particolari differenze di genere tra chi lavora (l’insoddisfazione per la retribuzione riguarda il 44% degli uomini e il 44% delle donne), laddove invece le differenze generazionali si fanno sentire: soltanto il 49% dei giovani della Generazione Z (16-26 anni), all’inizio del proprio percorso professionale, si dichiara soddisfatto della propria retribuzione, a fronte di una quota del 57% dei Millennials (27-40 anni), del 58% della Generazione X (41-56 anni) e del 56% dei Baby Boomers (57-74 anni).

Nella lettura per zone geografiche, spicca invece in positivo la quota di soddisfazione per la retribuzione da parte dei lavoratori delle città del Sud e Isole (62%), probabilmente a causa di un costo della vita più contenuto rispetto ad altri territori. Sia nel Nord che nel Centro Italia, i soddisfatti scendono infatti al 53% (con la quota più bassa di “molto” soddisfatti nel Centro Italia: soltanto il 3%).

La retribuzione è il primo criterio di scelta nella valutazione di un’offerta di lavoro

Non è quindi sorprendente constatare che la retribuzione rappresenta il criterio di scelta più rilevante per valutare un’offerta di lavoro: viene infatti indicato dal 50% di coloro che lavorano, staccando nettamente la vicinanza a casa (33%), la stabilità/solidità dell’azienda (30%), e l’allineamento del ruolo offerto con le proprie aspirazioni (29%).

Importanti, ma non prioritari, la possibilità di conciliare il lavoro con le esigenze della vita privata (indicato dal 27%, dato che sale però al 32% tra coloro che stanno cercando lavoro) e l’offerta in termini di smart working (18% tra chi lavora e 20% tra chi sta cercando lavoro).

Le donne sono più sensibili, nella ricerca di un nuovo lavoro, ai temi del work-life balance (29% vs il 26% degli uomini, che sono invece più interessati a temi strettamente lavorativi come solidità dell’azienda, motivazione e incentivazione del merito). Tra le generazioni, sono invece i Millennials a dare maggiore peso all’offerta dell’azienda in termini di work-life balance.

1 lavoratore su 2 sta valutando di cambiare lavoro (3 su 4 tra gli insoddisfatti)

Tra i lavoratori, il 49% è aperto alla possibilità di cambiare lavoro (in particolare il 14% sta cercando attivamente e il 35% si sta guardando intorno), percentuale che sale al 76% tra coloro che sono attualmente insoddisfatti e che, nel 26% dei casi, sta cercando attivamente un nuovo lavoro.

I più attivi sul mercato del lavoro sono i Millennials, che nel 63% dei casi si stanno almeno guardando intorno, mentre quasi fermi appaiono i Boomers, che solo nel 14% dei casi stanno prendendo in considerazione un cambiamento.

Tra coloro che lavorano, soltanto 1 su 3 (il 33%) sarebbe disponibile a trasferirsi all’estero per accettare una proposta di lavoro, quota che sale al 41% tra coloro che stanno cercando attivamente un’occupazione (e che però soltanto nell’11% dei casi si dicono “certi” con convinzione di voler espatriare).

La propensione a trasferirsi fuori dall’Italia per lavoro cresce al diminuire dell’età: quasi uno su due (46%) tra la Generazione Z si dice disponibile, a fronte di un 18% tra i più anziani Boomers, che invece nel 55% dei casi esclude categoricamente l’opzione estero. Rispetto al genere, i più propensi sono gli uomini rispetto alle donne (35% vs 26%).

I motivi per lasciare l’attuale posto di lavoro

In caso di cambiamento, i motivi di abbandono dell’attuale posto di lavoro sono nel 36% dei casi l’arrivo di un’offerta di lavoro migliorativa o comunque molto allettante, seguito da una retribuzione non adeguata (31%), ritmi di lavoro troppo pesanti (19%), clima aziendale non soddisfacente o cattivi rapporti interni (17%) e l’esigenza di meglio conciliare lavoro e vita privata (17%). Soltanto il 15% cambierebbe a causa di scarse possibilità di carriera e solo il 14% perché ha una forma contrattuale non soddisfacente.

La modalità di lavoro preferita, nel 52% dei casi, è quella ibrida (ufficio + remoto)

Tra i desiderata legati all’occupazione, la modalità di lavoro preferita è di gran lunga quella ibrida (ufficio + lavoro da remoto), indicata nel 52% dei casi, a fronte di un 33% di lavoratori che vuole invece lavorare al 100% in presenza (dato che sale al 40% per la Generazione X dei 40-50enni).

Soltanto il 15% vorrebbe invece idealmente un lavoro al 100% da remoto, percentuale che scende addirittura al 12% tra quanti hanno figli in età scolare o prescolare.

6 italiani su 10 sono soddisfatti, in generale, del loro attuale lavoro

Tra chi lavora, il 61% è molto o abbastanza soddisfatto in termini generali della propria occupazione, mentre il 35% esprime insoddisfazione. Gli uomini sono più soddisfatti delle donne (65% vs 56%), così come il 73% di chi ha un contratto a tempo indeterminato è soddisfatto, mentre è meno soddisfatto chi lavora in part-time (46%).

La soddisfazione cresce al crescere dell’età, con i Boomers appagati nel 72% dei casi e i Millennials soltanto nel 55% dei casi. Diversamente dal tema della retribuzione, in questo caso è il Nord Italia a spiccare in positivo con una quota del 15% di “molto” soddisfatti in generale per il proprio lavoro, a fronte invece delle città del Centro dove i molto soddisfatti non vanno oltre il 6%.

7 su 10 si dicono soddisfatti dell’equilibrio tra lavoro e vita privata

Se soltanto circa un lavoratore su 10 (l’11%) si dichiara “molto” soddisfatto per il suo work-life balance, complessivamente 7 su 10 esprimono un giudizio positivo su questo aspetto di equilibrio tra vita lavorativa e vita privata: una soddisfazione che, nel caso dei Boomers, più vicini al fine carriera, sale addirittura al 77%.

Ma soltanto il 10% dei lavoratori accetterebbe di rinunciare subito ad una piccola percentuale della retribuzione per migliorare il proprio work-life balance: una quota che sale al 27% se si include anche chi sarebbe disposto certamente a farlo, ma in futuro. Ancora una volta, sono i Millennials i più aperti a questa ipotesi (il 13% è disposto subito ad una rinuncia in termini economici), mentre i più giovani della Generazione Z sono i più propensi in ottica futura (22% dei casi).

L’idea della settimana lavorativa corta, a parità di ore complessive e stipendio, infine, è ovviamente molto appealing, visto che quasi 1 lavoratore su 2 (il 46%) si dichiara “molto” interessato, soprattutto tra le donne (49%) e i Millennials (50%), percentuale che cresce all’87% se si considerano anche gli “abbastanza” interessati.

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Redazione Insurzine

La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech