accenture, hub innovazione

Solo il 39% delle compagnie assicurative ha nominato un Chief Innovation Officer.

Il 61% delle compagnie non prevede un unico responsabile dell’innovazione a livello centrale: solo il 39% ha nominato un Chief Innovation Officer e l’83% prevede l’allocazione di un significativo budget dedicato all’innovazione, ritenuto insufficiente almeno per un terzo di questi. Sono alcuni dei risultati dell’indagine condotta da EY e Italian Insurtech Association in collaborazione con SAS e presentata oggi durante un evento online. La ricerca è stata realizzata tra settembre e dicembre 2020, su un campione di aziende selezionate tra compagnie di assicurazione e riassicurazione, intermediari, MGA e bancassurance. Lo studio ha voluto esaminare l’attuale stato dell’arte delle funzioni di innovazione all’interno delle compagnie assicurative. Dall’indagine è emerso un quadro in chiaro scuro.

“Sebbene la maggior parte delle compagnie assicurative si affidi a modelli di innovazione diffusa o assegni la responsabilità dell’innovazione a più ruoli, dalla nostra ricerca emerge che il Chief Innovation Officer si sta affermando e che oggi circa il 40% delle compagnie prevedono un responsabile unico dell’innovazione – spiega Francesco Pisapia, Insurance Consulting leader di EY – Il suo coinvolgimento nei comitati aziendali risulta particolarmente efficace non solo per abilitare la trasformazione digitale nei processi di vendita ma anche nel disegno e integrazione dell’offerta prodotti, nel ripensamento dei processi organizzativi e nuovi modelli di business e, non da ultimo, nello sviluppo di una cultura aziendale orientata all’innovazione”.

“Se prima il Chief Innovation Officer lavorava in solitudine, oggi conta di team molto strutturati. Ne potremmo identificare due: un team tech-driven, in grado di portare innovazione end-to-end, e team più strategici, più propensi all’innovazione legata alle partnership” continua Alberto Minasi Chief Innovation Officer, Financial Services di EY che ha presentato la ricerca. Ma come viene incoraggiata questa mentalità innovativa? Soprattutto attraverso iniziative specifiche come contest di innovazione (57%), reward aziendali (23%) e bonus (10%), ma anche con programmi di formazione, hackathon e Innovation Lab. La metà del campione concorda nel ritenere la formazione (52%) e l’acquisizione di nuove competenze (48%) i punti chiave su cui investire per incentivare l’innovazione interna. L’83% del campione dichiara di avere già avviato percorsi di formazione dedicati, che nel 60% dei casi sono rivolti a tutti i dipendenti.

Formazione digitale: ecco cosa manca

Sulla formazione digitale, il comparto assicurativo fa autocritica. Il 71% degli operanti nel settore assicurativo ritiene ci sia un gap di competenze tecniche e digitali. Il 39% ritiene che chi lavora nel settore assicurativo abbia una competenza digitale di base abbastanza scarsa. Un dato su tutti: il 65% non sa dare una definizione di Blockchain, IoT, Machine Learning. Il 58% degli operanti nel settore assicurativo afferma che non è mai stato proposto loro un corso di formazione tecnico o digitale. I corsi, però, sono disponibili come dimostrano le dichiarazioni degli executive: forse non vengono comunicati nella maniera giusta. Le competenze del futuro sono però oggi fondamentali, “devono creare quell’anima, la techsoul che oggi ancora manca all’interno del comparto” continua Minasi. Come farlo? Qual è l’approccio più in linea con la strategia di innovazione delle compagnie assicurative italiane?

In tema di innovazione interna o Open innovation il 70% degli intervistati dichiara che la strategia della propria azienda è orientata verso una logica di Open Innovation. L’84% del campione ha avviato collaborazioni con Insurtech, l’81% con enti accademici, il 45% con tech company e il 45% con acceleratori o incubatori.

Spinta alla collaborazione con le insurtech

La competizione con il mondo insurtech è un altro tema fondamentale. Per quanto riguarda il rapporto con le insurtech, il 100% degli intervistati la considera una collaborazione vantaggiosa: l’80% ha già avviato partnership con player non assicurativi in ottica ecosistemica, mentre il 52% ha dichiarato di aver avviato acquisizioni o investimenti strategici in startup nell’ultimo anno.

“Per la prima volta sono stati mappati gli orientamenti e gli sforzi delle organizzazioni assicurative stimolate dalla digitalizzazione – afferma Simone Ranucci Brandimarte, socio fondatore e Presidente di IIA – La creazione di competenze digitali, una corretta gestione dell’innovazione ed il corretto presidio della tecnologia sono pre-condizioni fondamentali per rispondere alle sfide e cogliere le opportunità dell’insurtech. Siamo soddisfatti di essere stati precursori in Italia nel tentativo di mappare, misurare e stimolare la reattività delle organizzazioni assicurative rispetto all’avvento della digitalizzazione.”

I trend che dominano il comparto insurance

In relazione ai maggiori ambiti d’investimento, 3 intervistati su 4 ritengono le data-driven proposition e l’IoT i trend che dominano attualmente il settore assicurativo, citando anche Intelligenza Artificiale e il Machine Learning in 2 casi su 3. La centralità del dato continuerà ad essere un trend rilevante su cui investire anche nel futuro per oltre la metà del campione, il quale ritiene comunque che il mercato debba concentrarsi di più sulle tematiche di sostenibilità, Digital Engagement Platform e Insurance, sottolineando così il ruolo che gli ecosistemi giocheranno nell’evoluzione di questo settore.

Gli effetti della pandemia sulla trasformazione digitale delle assicurazioni

Infine, il lockdown ha inevitabilmente influenzato il rapporto tra le compagnie assicurative e i propri clienti: dalla ricerca emerge che il 79% dei clienti ha comunicato con la propria assicurazione attraverso i canali digitali (contact center, chatbot e strumenti di videochat), mentre il restante 21% si è affidato al contatto telefonico. Il maggior uso dei canali digitali non sembra però riguardare le sottoscrizioni: il 29% degli intervistati ritiene invariata l’entità delle sottoscrizioni online, mentre il 43% ha osservato una crescita limitata (sotto il 10%). La pandemia ha spinto le compagnie a creare prodotti che tengono conto delle nuove esigenze dei clienti: il 69% delle compagnie ha già lanciato prodotti ad hoc per fare fronte all’emergenza. Nel lungo periodo, il 59% degli intervistati si aspetta di assistere a un incremento nel numero di sottoscrizioni e la maggioranza (83%) a una richiesta più estesa, data la maggiore necessità di protezione avvertita dai consumatori e l’attesa ripresa dei consumi nel “New Normal”.

Alena Tsishchanka, Insurance Leader Emea– SAS, ha concluso: “Digitalizzazione non significa solo creare nuovi prodotti o servizi digitali o utilizzare un nuovo canale, significa cambiare il mindset. Le compagnie assicurative passano da aziende incentrate su prodotti/servizi a coach e partner proattivo. Per garantire questo cambiamento culturale, le compagnie devono concentrarsi sul customer journey complessivo, un viaggio attraverso il ciclo di vita del cliente dove la comunicazione e la relazione con il cliente, e i processi aziendali volti a renderle più efficaci, sono il focus principale. Gli acceleratori di questo cambiamento sono le nuove tecnologie, le contaminazioni intersettoriali, le competenze delle persone e soprattutto l’analisi dei dati.”

Seguici sui nostri canali social: Facebook Twitter 

Leggi tutte le nostre notizie cliccando QUI

Insurzine

Redazione

La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech
Dati Insurtech
I Podcast di Insurzine