I recenti cambiamenti nell’economia globale hanno costretto l’Europa a confrontarsi con una realtà scomoda: la sua competitività è in calo. Le cause sono molteplici, dagli elevati costi energetici e dalla frammentazione del mercato alla mancanza di finanziamenti per la crescita aziendale. Anche la complessità delle normative, in particolare nel settore dei servizi finanziari, è stata indicata come un freno alla crescita delle imprese europee.
Semplificare le regole che le imprese devono rispettare è senza dubbio parte della soluzione. Ma la rinnovata attenzione dell’Europa alla competitività e alla semplificazione normativa ha anche spinto a chiedere con maggiore audacia che alle autorità di vigilanza finanziaria del blocco venga conferito un mandato esplicito in materia di competitività. L’attrattiva di questa proposta per le imprese è evidente. Le motivazioni a suo sostegno, meno.
Per le autorità di vigilanza finanziaria dell’UE, un mandato di questo tipo sarebbe in gran parte simbolico. Contribuirebbe ben poco ad affrontare i fattori strutturali che determinano la competitività dell’Europa e probabilmente lascerebbe le autorità di vigilanza con pochi strumenti efficaci per influenzare i risultati economici. Tuttavia, potrebbe creare confusione sulle priorità, indebolire la credibilità delle autorità di vigilanza e, in ultima analisi, rischiare di minare la fiducia nel sistema finanziario.
I sostenitori di un mandato esplicito di competitività tendono a suggerire che norme più permissive e una supervisione meno invasiva andrebbero automaticamente a vantaggio delle imprese e dell’economia nel suo complesso. La storia finanziaria, tuttavia, offre ben poco a sostegno di questa tesi. I periodi di allentamento normativo perseguiti in nome della crescita hanno troppo spesso gettato le basi per crisi successive. Il risultato è stato raramente una competitività duratura, bensì un ciclo di guadagni a breve termine seguiti da costose correzioni.
La proposta parte da una diagnosi errata. Le cause delle difficoltà competitive dell’Europa risiedono altrove e difficilmente verrebbero intaccate da una semplice riformulazione dei mandati di vigilanza. La maggior parte dei fattori che giocano un ruolo decisivo nel plasmare la crescita e la competitività – come la tassazione, i quadri giuridici, la struttura del mercato, le condizioni di lavoro, le competenze, la ricerca o il prezzo e la disponibilità del denaro – esulano dalle competenze di vigilanza. Il contributo della regolamentazione finanziaria a questo obiettivo è pertanto necessariamente indiretto e limitato.
Nell’ambito delle sue competenze, l’Eiopa contribuisce già a creare le condizioni che favoriscono la competitività. Attraverso il suo regolamento istitutivo, l’Autorità ha il compito di migliorare il funzionamento del mercato interno, promuovere la coerenza nella vigilanza e prevenire l’arbitraggio normativo. Questi obiettivi, che possono sembrare tecnici, sono in realtà elementi essenziali per la competitività.
Il mandato dell’Eiopa prevede inoltre di valutare i potenziali costi e benefici del proprio lavoro e di applicare misure di proporzionalità in linea con la natura, la portata e la complessità dei rischi assunti dalle imprese di assicurazione. Il recente lavoro svolto in materia di semplificazione normativa testimonia ulteriormente la volontà dell’Autorità di vigilanza di sostenere la competitività laddove ciò sia ragionevolmente possibile.
Eppure, uno dei contributi più importanti che le autorità di vigilanza apportano alla competitività è la fiducia. Le assicurazioni e le pensioni si fondano su promesse, spesso protrattesi per decenni. La loro capacità di mobilitare il risparmio, sostenere gli investimenti e fornire sicurezza finanziaria dipende dalla fiducia nella capacità delle imprese di rimanere resilienti durante i cicli economici e i periodi di stress del mercato. Tale fiducia non si crea nonostante, ma grazie a normative solide. Non è un caso che l’Europa ospiti molte delle più grandi compagnie di (ri)assicurazione al mondo e quelle più attive a livello internazionale.
Il dibattito rischia quindi di creare una falsa alternativa tra competitività e stabilità. Le due cose non si escludono a vicenda. Un settore finanziario stabile e ben regolamentato attrae investimenti, riduce l’incertezza e pone le basi per una crescita sostenibile. In un mondo sempre più incerto, stabilità e prevedibilità sono diventate vantaggi competitivi a pieno titolo. Una regolamentazione troppo permissiva può portare a benefici a breve termine, ma non offre altro che un’illusione di competitività a lungo termine.
Più in generale, un mandato esplicito in materia di competitività non solo creerebbe obiettivi contrastanti o, nella migliore delle ipotesi, ambigui per gli organi di vigilanza, ma offuscherebbe anche il confine tra responsabilità politiche e di vigilanza. La competitività dipende in ultima analisi dalle scelte relative al rischio: quanta resilienza la società è disposta a sacrificare in cambio di rendimenti più elevati, costi inferiori o una crescita più rapida. Tali scelte sono intrinsecamente politiche e devono rimanere di competenza dei legislatori e dei governi. Gli organi di vigilanza tecnica indipendenti non dovrebbero essere costretti a intervenire in questo ambito.
Ciò non significa che la regolamentazione debba essere sottratta al controllo. Al contrario, le autorità di vigilanza dovrebbero valutare costantemente se i requisiti rimangono necessari, proporzionati ed efficaci. Gli obblighi di segnalazione che non perseguono più uno scopo chiaro dovrebbero essere rivisti. Le norme inutilmente complesse, comprese quelle che continuano a frammentare il mercato unico, dovrebbero essere eliminate. E il settore dovrebbe essere strettamente coinvolto nell’individuazione di aree in cui le norme possono essere semplificate senza compromettere gli obiettivi di vigilanza.
È su questo punto che dovrebbe concentrarsi il dibattito. L’Europa non ha bisogno di autorità di vigilanza con mandati politici. Ha bisogno di una regolamentazione più intelligente, di mercati dei capitali più profondi e di un mercato unico realmente integrato. Queste riforme contribuirebbero molto di più a rafforzare la competitività rispetto all’introduzione di un nuovo ruolo per le autorità di vigilanza.
La sfida alla competitività dell’Europa è reale e richiede risposte politiche incisive. Le autorità di vigilanza contribuiranno in modo più efficace alla prosperità del continente svolgendo il compito per cui sono state create: salvaguardare un sistema finanziario stabile, affidabile e resiliente a beneficio dei consumatori.