Dal 16 maggio i monopattini elettrici entrano ufficialmente nel perimetro della Rc Auto: obbligo di polizza dedicata e “targhino” identificativo, con sanzioni per chi resta scoperto. Un cambio di paradigma che segna il passaggio dalla micromobilità “leggera” a quella regolata come un vero veicolo a motore. Per le Compagnie il messaggio è chiaro: standardizzazione del rischio, nuovi premi, nuovi prodotti. Ma come reagiscono le reti commerciali? Sul campo emergono tre atteggiamenti.
Il primo è reattivo. Già prevedo il film. Le Compagnie recepiscono il diktat come semplice adempimento normativo. Tradotto: inserimento a catalogo di una “mini Rc Auto” per monopattini, spesso proposta in modo accessorio e senza reale strategia commerciale. È la logica del “compliance first”.
Il secondo è opportunistico: “alcune reti” più mature intravedono un bacino nuovo, milioni di utilizzatori urbani, e spingono le mandanti verso campagne rapide, pricing aggressivo e bundle con polizze casa o mobilità. Qui il monopattino diventa leva di cross-selling.
Il terzo, ancora minoritario, è evolutivo. Reti più evolute e magari guidate da manager capaci, trasformano l’obbligo in consulenza. Spiegano perché le vecchie coperture RC “capofamiglia” non bastano più e costruiscono una narrazione più ampia sul rischio personale nella mobilità urbana.
Consiglio da Coach: la vera partita non è vendere una polizza low cost, ma presidiare un cambiamento culturale: il cliente non compra un obbligo, compra protezione. Chi lo capirà per primo, trasformerà un diktat normativo in vantaggio competitivo. Gli altri si limiteranno a subirlo.