Catastrofi naturali, Ania stima 4 miliardi di sinistri nel 2026

Il presidente Giovanni Liverani: impatto doppio rispetto al 2025. Per le abitazioni private allo studio un'obbligatorietà legata agli atti amministrativi.
Catastrofi naturali

Gli eventi estremi pesano sempre di più sui conti delle compagnie assicurative italiane. Secondo le stime dell’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici – ANIA, nel 2026 l’impatto sul settore potrebbe arrivare a 4 miliardi di euro, il doppio rispetto a un anno fa. Lo spiega il presidente dell’Associazione, Giovanni Liverani, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, in cui annuncia anche la proposta allo studio per estendere la copertura alle abitazioni private.

Un’estate che cambia i numeri

Per Liverani l’estate appena trascorsa ha fornito la prova che il clima è cambiato: i fenomeni atmosferici estremi sono sempre più frequenti, intensi e di grande magnitudo, a prescindere dalle cause. Lo dimostra il ricorso ai protocolli di emergenza delle compagnie, pensati per eventi fuori dall’ordinario e di norma attivati al massimo due o tre volte, che quest’anno sono scattati ben 13 volte. A destare preoccupazione è anche l’imprevedibilità delle aree colpite, che non si concentrano più in zone specifiche. La grandine, per esempio, non è più fatta di semplici chicchi ma di vere e proprie palle di cannone, che si abbattono su automobili, tetti e su ogni proprietà esposta alle intemperie.

“I danni stimati complessivi per il 2026 in Italia sono di 12 miliardi, quelli assicurati sono circa il 30%, il che vuol dire circa 4 miliardi di sinistri sottolinea Liverani -. Dopo un buon primo semestre, il secondo sarà più complicato sotto il profilo finanziario. Peggio è andato solo il 2023. Le compagnie hanno pagato nel 2025 sinistri per 27 miliardi, saliti a 42 con le prestazioni legate alla vita umana. Gli eventi estremi non avevano superato i 2 miliardi, e quest’anno il valore raddoppia”.

Un Paese ancora sottoassicurato

Il nodo resta la bassa diffusione delle coperture. Solo il 30% scarso del patrimonio immobiliare è assicurato contro gli eventi atmosferici e appena il 7% delle abitazioni è protetto dalle catastrofi naturali, come terremoto, alluvione e frane. Tra le imprese la quota era al 7% ed è salita al 17% con l’obbligo di polizza catnat. Di fatto, oltre il 90% delle case non ha copertura contro le CatNat e oltre il 70% non è assicurato per i fenomeni meteorologici.

“C’è una percezione che il prezzo dell’assicurazione sia troppo elevato, in realtà sono poche centinaia di euro all’anno per proteggere un bene su cui sono stati investiti centinaia di migliaia di euro. Finché la sottoassicurazione resterà alta – avverte il Presidente -, non potrà esserci quell’effetto di mutualità che consente ai prezzi di scendere.

Obbligo per le case, l’ipotesi dell’Ania

Da qui la proposta di estendere l’obbligatorietà anche agli immobili residenziali, evitando un peso eccessivo per le famiglie in una fase di forte spinta inflazionistica. L’associazione ne discute con le istituzioni e guarda a un meccanismo analogo all’attestazione di prestazione energetica. “Stiamo pensando a una forma di trattamento simile all’attestazione di prestazione energetica tramite il meccanismo dell’obbligatorietà subordinata ad atti amministrativi – dichiara Liverani – c’è la necessità di incentivare la diffusione e servono degli acceleratori”.

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