Il 9 settembre UEA ha presentato 21 principi per regolare l’uso dell’AI generativa da parte di agenti e consulenti. Sulla carta è un passo avanti. Ma se lo si legge con gli occhi di chi vende ogni giorno, salta fuori un dettaglio che vale oro: la responsabilità resta sempre in capo all’intermediario. Mai della Compagnia.
Ed è proprio da qui che una rete commerciale sveglia può ribaltare il tavolo.
Se ogni contenuto prodotto con l’AI va verificato e “firmato” dall’agente prima di arrivare al cliente, allora anche i tool che la Compagnia impone dall’alto (es. chatbot per i preventivi, script per le chiamate, report automatici), diventano un rischio che il produttore scarica interamente sulla rete. Nessuna Compagnia potrà più dire “usa questo strumento” senza garanzie scritte su sicurezza, tracciabilità e trattamento dati, come previsto dagli articoli 5 e 6. La rete ha finalmente un appiglio normativo per pretendere protocolli chiari prima di accettare qualsiasi automazione calata dall’alto.
E c’è di più. Se i KPI aziendali spingono verso una produttività sempre più “AI-assistita”, ma la legge lascia comunque il giudizio finale all’agente, ogni obiettivo legato a questi strumenti diventa terreno di trattativa. È il momento giusto per rimettere mano alle convenzioni di mandato (a chi piace il pericolo), chiedendo che sia la Compagnia a rispondere degli strumenti che essa stessa fornisce.
UEA voleva proteggere il cliente. Le reti più scaltre useranno lo stesso codice per proteggere sé stesse e trattare da una posizione di forza che prima non avevano. È una visione troppo ottimistica? Staremo a vedere.