Il rischio climatico non ha una geografia del merito

Cosa succederebbe se iniziassimo a trattare il rischio climatico fisico come un’esternalità condivisa, da distribuire e ridurre, invece che come un costo locale da assorbire dopo che è già accaduto?
Rischio Climatico, tech, eolian

Articolo a cura di Roberto Carnicelli, Ceo di Eoliann

Il 26 agosto un ghiacciaio è crollato vicino al Langtang Lirung, in Himalaya. Ha innescato piene improvvise lungo 72 chilometri del fiume Trishuli: almeno 1000 morti, quasi 4.500 dispersi, villaggi interi spazzati via, corpi trascinati per 240 chilometri fino in territorio indiano. Il crollo ha generato una scossa di magnitudo 5.2, registrata dai sismometri di mezzo mondo.

Non lo racconto per cronaca: le cifre, purtroppo, sono già arrivate ovunque. Lo racconto perché quel collasso pone una domanda che raramente ci facciamo con la dovuta onestà: chi paga il conto di un rischio già generato, e chi invece lo ha causato?

Il Nepal emette una frazione minima delle emissioni globali di gas serra. Eppure sta pagando, con i propri ghiacciai e con le proprie vite, un riscaldamento a cui ha contribuito pochissimo. Non è la prima volta che il clima si comporta così, e non sarà l’ultima: il rischio climatico non ha una geografia del merito. Non premia chi ha emesso meno, né risparmia chi vive più in alto o più lontano. Non distingue tra chi ha causato il problema e chi ne paga le conseguenze. Chi vive di pastorizia in Asia centrale, la popolazione del Nepal, chi è stato evacuato per gli incendi in Europa quest’estate non hanno nulla in comune, se non il fatto di pagare tutti un conto che non hanno aperto loro.

E non serve guardare così lontano per trovarne conferma. Secondo Copernicus, giugno e luglio 2026 sono stati i mesi più caldi mai registrati in Europa occidentale: circa 70mila ettari bruciati in Italia (il 133% in più rispetto alla media degli ultimi vent’anni) e oltre 435mila in tutta Europa. Il meccanismo è lo stesso, cambia solo la latitudine.

C’è un concetto, preso in prestito dall’economia ambientale, che aiuta a leggere questi eventi con più lucidità: quello di esternalità negativa. È il costo generato da un’attività economica che ricade non su chi la genera, ma su altri, spesso lontani, spesso senza voce in capitolo. È lo stesso principio alla base delle emissioni di CO2, ma qui lo applichiamo non solo alle cause del cambiamento climatico, bensì al rischio fisico che quel cambiamento ha già messo in moto.

Oggi il rischio climatico fisico viene quasi sempre prezzato localmente, in modo disomogeneo, e quasi sempre a evento già avvenuto. Una compagnia assicurativa si ritira da un’area a rischio alluvione. Un comune ricostruisce dopo un incendio. Sono tutte risposte legittime, ma tutte tardive, e tutte locali, come se il conto potesse essere chiuso lì dove si presenta, senza risalire a monte.

Ma cosa succederebbe se iniziassimo a trattare il rischio climatico fisico come un’esternalità condivisa, da distribuire e ridurre, invece che come un costo locale da assorbire dopo che è già accaduto?

Non ho una risposta definitiva a questa domanda e purtroppo credo che nessuno ce l’abbia ancora, del tutto. Ma è, mi sembra, la domanda giusta da porsi in apertura di questa nuova stagione di eventi estremi. Una contabilità onesta del rischio climatico comincia dal

riconoscere una cosa semplice: non esiste più un rischio climatico che riguardi solo qualcun altro.

Roberto Carnicelli, Ceo di Eoliann

È anche da questa convinzione che nasce il lavoro quotidiano che faccio con Eoliann, la climate tech italiana che guido: provare a rendere misurabile, in anticipo e non a evento già avvenuto, il rischio climatico fisico delle infrastrutture, perché prevedere è il primo passo per redistribuire, e redistribuire è il primo passo per non lasciare che il conto lo paghi sempre chi non lo ha aperto.

Iscriviti per restare aggiornato su tutte le ultime news e eventi Insurtech
Facebook
LinkedIn
X
WhatsApp

ALTRE NOTIZIE

AGENDA

INSURZINE NEWSLETTER

Iscriviti per restare aggiornato su tutte le ultime news e eventi Insurtech.

WEEKLY

Weekly_07_10_2026_Cover

Numero 187 – InsurZine Weekly 09 ottobre 2026

La RCA sa dove abiti. Ma sa davvero come ti muovi?. Il rischio invisibile nelle Assicurazioni: perché lo Shadow AI riguarda già la tua Compagnia.Cyber underwriting, il digital footprint diventa un nuovo indicatore di rischio.

Articoli correlati