Nonostante il crescente utilizzo dell’IA per ottenere consigli sanitari, per gli italiani il supporto di un professionista resta indispensabile per affidabilità (75%), empatia (73%) e accuratezza (68%).
È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, realizzata da Nomisma su un campione di 1.300 intervistati rappresentativo della popolazione nazionale.
Oggi il 60% degli italiani dichiara di affidarsi principalmente a strumenti digitali, come ricerche online, chatbot e app, per informarsi su malattie e farmaci. Quasi la metà (49%) utilizza l’AI almeno una volta a settimana, e tra questi più di uno su quattro (27%) la interpella anche per questioni legate alla salute. Il gradimento è alto: l’86% di chi ha posto domande di questo tipo all’intelligenza artificiale si dichiara soddisfatto della risposta ottenuta, e il 38% lo è molto o completamente, una percentuale che supera persino quella registrata da motori di ricerca, social network e portali medici specializzati.
Quasi due intervistati su tre (63%) la considerano un supporto complementare alla medicina tradizionale, mentre un 16% resta scettico al punto da ritenerla del tutto inadatta all’ambito sanitario. Solo il 21% ipotizza una sostituzione, anche solo parziale, della figura del professionista.
Il medico resta più affidabile (75%), empatico (73%), accurato (68%) e capace di costruire un percorso di cura su misura (63%). L’intelligenza artificiale, dal canto suo, vince su rapidità (64%) e accessibilità (57%), anche se molti la ritengono più esposta a errori (46%).
È soprattutto questa combinazione di velocità e semplicità a ridisegnare il rapporto tra medico e paziente, a partire da come si arriva al consulto. Lo confermano i motivi per cui gli italiani si rivolgono agli strumenti digitali: il 42% vuole capire se alcuni sintomi richiedono davvero una visita, il 41% cerca chiarimenti su analisi e referti, il 32% si informa su esami, strutture ospedaliere e percorsi di cura, il 30% punta a trovare rimedio a disturbi lievi senza passare da un consulto medico.
L’AI si conferma così il secondo canale digitale più usato per informarsi sulla salute, superato solo dai motori di ricerca. Ma il professionista sanitario resta il riferimento principale: un italiano su tre (33%) dichiara di affidarsi solo al parere del medico di base o di uno specialista, senza fidarsi di ciò che potrebbe trovare in rete.
