Rischi catastrofali, nel 2024 premi in crescita del 13% a 3,1 miliardi di euro

Nonostante la crescita della raccolta, il divario tra perdite economiche e coperture assicurative rimane ampio, soprattutto nel comparto residenziale.
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Nel 2024 la raccolta premi relativa ai rischi da catastrofi naturali ha raggiunto in Italia i 3,1 miliardi di euro, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. L’88% del totale, pari a 2,7 miliardi, riguarda i rischi climatici acuti, con una netta prevalenza della grandine, che pesa per il 67,8%, seguita da tempeste (19,6%) e inondazioni (11%). Nonostante la crescita della raccolta, il divario tra perdite economiche e coperture assicurative rimane ampio, soprattutto nel comparto residenziale.

È quanto emerge dal quarto monitoraggio annuale condotto dall’Ivass sui rischi da catastrofi naturali e sulla sostenibilità nel mercato assicurativo italiano. La rilevazione ha coinvolto tutte le 89 imprese di assicurazione e riassicurazione con sede legale in Italia e le rappresentanze di compagnie extra SEE autorizzate a operare nel Paese alla fine del 2024.

Tra il 2021 e il 2024 i premi relativi ai rischi nat-cat sono cresciuti in media del 10% all’anno, mantenendo un’incidenza di circa il 6% sul totale della raccolta danni. L’incremento registrato nell’ultimo esercizio è dovuto soprattutto al rincaro delle coperture, conseguenza delle elevate perdite del 2023, e in misura minore alla crescita delle somme assicurate nel settore residenziale. La raccolta resta inoltre fortemente concentrata: oltre il 67% è riconducibile a otto grandi compagnie danni o multiramo.

Dopo il picco del 2023, quando i sinistri avevano superato i 7 miliardi di euro, nel 2024 la sinistrosità è tornata su livelli vicini a quelli osservati fino al 2022. Il combined ratio dei rischi climatici si è attestato al 105,2%, in forte calo rispetto al 351,7% dell’anno precedente. A favorire il miglioramento è stata l’assenza di un singolo evento di portata nazionale paragonabile a quello che nel luglio 2023 aveva colpito l’area metropolitana di Milano, pur in presenza di fenomeni estremi diffusi e di intensità medio-alta.

Restano però differenze rilevanti tra le compagnie. Il combined ratio raggiunge infatti il 132,6% per le imprese più piccole, contro il 112,3% delle realtà medio-grandi e il 101,1% di quelle di maggiori dimensioni. Queste ultime stanno reagendo alla crescente esposizione ai rischi fisici attraverso la revisione delle tariffe e dei limiti contrattuali, il rafforzamento dei programmi di riassicurazione e l’introduzione di specifiche soglie di tolleranza.

Sul fronte della governance, l’89% delle imprese vita e danni dichiara di avere integrato i fattori ESG nei propri sistemi di governo e gestione dei rischi, rispetto a una quota compresa tra il 60% e il 70% nelle rilevazioni del 2022 e del 2023. Oltre l’80% considera materiali i rischi climatici fisici e di transizione, mentre il 70% di queste compagnie ha già condotto analisi di scenario su diversi orizzonti temporali.

Sale lievemente, all’82%, anche la quota di imprese che adotta politiche di investimento sostenibili. Restano invece poco diffusi i piani di transizione: soltanto quattro capogruppo dichiarano di averne già adottato uno, mentre per altre 18 imprese di medie e grandi dimensioni sono ancora in fase di elaborazione. Tra gli ostacoli principali figurano la scarsa omogeneità dei dati, l’evoluzione della normativa europea e l’incertezza sulla sostenibilità economica dei percorsi di decarbonizzazione.

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