Come l’AI può sconvolgere gli equilibri competitivi del settore assicurativo

Secondo McKinsey, l’AI potrebbe ridisegnare questi equilibri attraverso quattro leve principali: l’espansione del mercato, l’automazione delle polizze più semplici, l’ottimizzazione dei costi e una maggiore rapidità di esecuzione.
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L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare il modo in cui le assicurazioni valutano i rischi, vendono le polizze e gestiscono i costi. L’indicazione è contenuta nella nuova analisi di McKinsey intitolata “How AI will reshape the economics of insurance: A CEO’s guide to strategy”.

Negli ultimi vent’anni, le innovazioni tecnologiche hanno migliorato singole attività senza modificare in modo sostanziale l’economia del settore. Tra il 2005 e il 2025 i premi lordi globali sono cresciuti in media del 4,9% l’anno, raggiungendo circa 8.300 miliardi di dollari, mentre gli utili ante imposte sono aumentati del 4,3%, fino a circa 580 miliardi. Nello stesso periodo, i costi operativi in rapporto ai ricavi sono cresciuti del 10% a livello globale.

Secondo McKinsey, l’AI potrebbe incidere su questo equilibrio in quattro modi principali. Innanzitutto, questa tecnologia amplierebbe il mercato assicurabile: l’AI può aiutare le compagnie a valutare e prezzare rischi oggi difficili da assicurare, come quelli legati al cyber, agli eventi climatici e alla stessa intelligenza artificiale. Può inoltre favorire il passaggio dalla semplice copertura del danno a servizi continuativi di prevenzione e gestione del rischio. I nuovi rischi digitali possono però essere fortemente correlati tra loro e, quindi, difficili da diversificare e prezzare correttamente.

In secondo luogo, per le polizze più semplici, gli assistenti AI potrebbero confrontare automaticamente prezzi e coperture e acquistare per conto dei clienti. Quasi la metà dei clienti nordamericani utilizza già l’AI nel percorso di acquisto di assicurazioni personali. Nei segmenti più complessi, come i rischi commerciali, specialty e high-net-worth, la tecnologia dovrebbe invece rafforzare la capacità consulenziale e la produttività di agenti e broker, più che sostituirli.

L’AI può inoltre intervenire sull’intero processo assicurativo, dalla sottoscrizione alla gestione dei sinistri e all’assistenza. Le trasformazioni già avviate in specifiche aree stanno producendo riduzioni del 20-40% nei costi di onboarding e incrementi del 10-20% nella produttività degli agenti.

Infine, l’AI sarebbe in grado di accelerare l’esecuzione. Poiché modelli e strumenti analoghi saranno accessibili alla maggior parte degli operatori, il vantaggio competitivo dipenderà dalla capacità di utilizzarli rapidamente e su scala, attraverso processi decisionali più veloci, un’architettura dei dati adeguata e una maggiore integrazione tra business e competenze tecniche. Secondo l’analisi, le compagnie leader nell’AI hanno registrato un total shareholder return sei volte superiore rispetto agli operatori più indietro.

Se queste dinamiche si consolideranno, l’AI potrebbe modificare anche gli equilibri competitivi del settore. McKinsey individua due possibili strade: competere attraverso grandi volumi, sui quali distribuire gli investimenti tecnologici, oppure puntare su una forte specializzazione, ricorrendo a piattaforme e partner per le altre attività.

L’analisi individua tre mosse che i ceo possono intraprendere da subito: definire il ruolo dell’AI nella strategia e nominare un responsabile della trasformazione; investire contemporaneamente nell’infrastruttura tecnologica, nel modello operativo e nei talenti; accompagnare la tecnologia con programmi di adozione, sviluppo delle competenze e cambiamento dei comportamenti.

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