Salute mentale, ignorare i problemi potrebbe comportare costi fino al 5% del PIL entro il 2030

Un'analisi di Zurich ha dimostrato che il calo della produttività e la perdita di benessere generano un impatto economico molto superiore rispetto ai costi diretti dei sistemi di protezione sanitaria.
benessere mentale

Ignorare i problemi legati alla salute mentale potrebbe comportare costi fino al 5% del PIL entro il 2030. A rivelarlo è uno studio condotto da Zurich dal titolo “Il valore della salute mentale“, secondo cui i costi per le cure rappresentano solo una parte del problema: i costi maggiori ricadono su famiglie, individui e datori di lavoro. L’analisi è stata condotta in sei Paesi diversi e ha dimostrato che il calo della produttività e la perdita di benessere generano un impatto economico molto superiore rispetto ai costi diretti dei sistemi di protezione sanitaria.

“Poiché le problematiche legate alla salute mentale hanno un impatto sempre maggiore sulle economie a livello strutturale, è fondamentale che le aziende contribuiscano a costruire sistemi di protezione resilienti – ha dichiarato Alison Martin, Ceo, Distribuzione di prodotti assicurativi vita, salute e bancari di Zurich – Dalla nostra esperienza, circa un terzo dei dipendenti dei nostri clienti che ricevono un supporto precoce attraverso i servizi di riabilitazione di Zurich riesce a mantenere il proprio posto di lavoro, anziché abbandonarlo del tutto. Per questo motivo, i leader aziendali dovrebbero agire tempestivamente, per evitare che un disagio iniziale si trasformi in un disimpegno lavorativo e sociale a lungo termine”.

Le principali evidenze emerse

Nei Paesi esaminati, dagli esperti di Zurich le persone con disturbi mentali perdono tra i 60 e i 67 giorni di vita sana ogni anno. Questo onere equivale a circa il 7-14% della perdita complessiva di benessere per tutte le cause, una portata simile a quella dell’intera patologia oncologica. Quando i sistemi formali non intervengono tempestivamente, l’assistenza si sposta sulle famiglie e sulle comunità. Ciò comporta fino a 1.275 ore annue di assistenza informale: un onere considerevole, ma perlopiù invisibile e assente dalle statistiche ufficiali.

Il crescente divario occupazionale

Le ripercussioni economiche più significative derivano dall’ampliamento del divario occupazionale tra le persone con un disturbo mentale e quelle senza. Chi ha problemi di salute mentale ha una probabilità significativamente inferiore di trovare un impiego, poiché spesso abbandona il lavoro o non vi entra affatto. In alcuni Paesi, questo divario raggiunge il 29%, aumentando il rischio che il disagio precoce comprometta la stabilità lavorativa a lungo termine. Con l’automazione e l’intelligenza artificiale che riducono i ruoli di routine e aumentano le pressioni lavorative, è fondamentale garantire supporto tempestivo e percorsi flessibili. L’obiettivo è favorire la resilienza nelle transizioni di carriera, impedendo che il disagio comprometta stabilmente l’impegno nel mercato del lavoro.

Agire tempestivamente è importante

La consapevolezza sta aumentando, ma il supporto spesso arriva tardi, quando il disagio si è già manifestato in assenze e disimpegno, con costi gravosi per individui, famiglie e datori di lavoro. Il report ha evidenziato infine l’opportunità di agire tempestivamente attraverso un accesso più rapido alle cure, valutazioni iniziali migliori e percorsi concreti di mantenimento o rientro al lavoro. In ogni contesto, ha sottolineato la compagnia, il messaggio è lo stesso: l’intervento precoce previene la cronicizzazione del disagio e il disimpegno prolungato, garantendo la resilienza e la partecipazione attiva dei lavoratori.

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