Entro il 2029 50 miliardi di euro agli azionisti e una riduzione dei costi importante grazie agli investimenti in tecnologia. Così Intesa Sanpaolo parla al mercato in occasione della presentazione del piano industriale 2026-2029. La banca guidata dal Group Ceo Carlo Messina ha chiuso il 2025 con un utile netto di 9,3 miliardi di euro, segnando una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente e confermando la solidità della propria capacità reddituale in un contesto economico ancora complesso. Questo risultato rappresenta, secondo l’istituto di credito “un’importante pietra miliare sulla strada del suo nuovo piano strategico per il periodo 2026-2029”. Al centro della strategia ci saranno servizi, protezione e tecnologia. Messina si è inoltre detto pronto ad affrontare il sesto mandato alla guida dell’istituto di credito e di essere in linea con l’esecutivo anche se insieme al Presidente del cda Gian Maria Gros-Pietro ha ribadito l’importanza di una revisione dei salari che restano i più bassi d’Europa.
L’Italia resta il core business, ma nel piano 2026-2029 focus sull’estero con Isywealth Europe
Il numero uno del Gruppo bancario in conferenza stampa è stato chiaro. Il lancio di Isywealth Europe farà leva sui punti di forza di Intesa Sanpaolo, in particolare sul digitale e sulla competenza dei consulenti finanziari. “Il nostro baricentro resterà in Italia, dove erogheremo a medio-lungo termine 260 miliardi ad imprese e famiglie – ha dichiarato Messina – Riteniamo che, con la fine del piano di resistenza e resilienza sia necessario un elemento di continuità e stabilizzazione per il paese, come motore di crescita per il Paese, in quanto non c’è ancora questa crescita per il Paese. Allo stesso tempo ci prefiggiamo di realizzare una diversificazione geografica: la Svizzera, il Centro-Est Europa, il Belgio e, adesso, il 9% di crescita in Germania, Francia e Spagna”.
Parte del piano presentato lo scorso 2 febbraio è focalizzato sulla crescita all’estero, soprattutto per via dell’Antitrust italiano, come ha illustrato da Messina. “Abbiamo un vincolo che si chiama Antitrust, per questo ci rivolgiamo all’estero, perché in Italia non possiamo crescere oltre la dimensione che abbiamo già oggi. Questo riguarda il settore bancario e il settore assicurativo. Siamo la prima compagnia assicurativa Vita in Italia per livello di riserve tecniche, superiore anche a quella di Generali. In termini di flussi di premi e di nuova produzione sul Vita, siamo i secondi dopo Generali. Per questo, per noi, sarà strategico internazionalizzare la diversificazione, fatta però valorizzando i nostri punti di forza: il settore tecnologico e il modello di Wealth Management, e non effettuando acquisizioni che abbiano un costo eccessivo o un impatto negativo. Ad oggi non siamo interessati ad acquisizioni in Italia”.
2026, obiettivo utile netto pari a circa 10 miliardi di euro
Per il 2026 l’obiettivo dichiarato è di raggiungere un utile netto di circa 10 miliardi di euro, con una proiezione ancora più ambiziosa di superare gli 11,5 miliardi di euro entro il 2029. Il piano industriale punta anche a una significativa redistribuzione di valore agli azionisti, con una politica di remunerazione che prevede per l’intero periodo 2025-2029 una distribuzione complessiva di circa 50 miliardi di euro. La banca ha indicato un payout ratio annuo del 95%, di cui il 75% sotto forma di dividendi in contanti e il 20% attraverso programmi di buyback, mentre eventuali ulteriori distribuzioni saranno valutate ogni anno a partire dal 2027.
Intesa Sanpaolo inoltre ha sottolineato come il proprio piano di lungo periodo sia concepito per creare valore per tutti gli stakeholder. Secondo le stime dell’istituto, infatti, entro il 2029 verranno generati circa 500 miliardi di euro di valore complessivo. Una parte di questo valore — pari a circa 50 miliardi — sarà destinata agli azionisti, mentre imprese e famiglie beneficeranno di nuovo credito a medio-lungo termine per un ammontare di 374 miliardi di euro, di cui 260 miliardi in Italia. La banca prevede inoltre di investire 28 miliardi di euro per il personale, oltre a 17 miliardi in acquisti e investimenti verso i fornitori e 26 miliardi in imposte a favore del settore pubblico. Nel quadro del lending sostenibile, Intesa Sanpaolo intende far sì che circa il 30% del nuovo credito erogato nel periodo sia collegato a obiettivi di sostenibilità.
Anche sul fronte patrimoniale e gestionale il gruppo mostra ambizioni di crescita. Le attività finanziarie della clientela dovrebbero aumentare di circa 200 miliardi, mentre il risparmio gestito potrebbe raggiungere i 663 miliardi di euro entro il 2029. Parallelamente, la banca prevede un incremento degli impieghi alla clientela fino a 471 miliardi di euro e un’espansione delle attività assicurative e di credito al consumo, stimando nuove erogazioni annue di prestiti personali fino a 4,9 miliardi di euro e una crescita significativa anche nel segmento assicurativo danni.
Digitalizzazione, fondamentale per la crescita del Gruppo
Il piano di Intesa Sanpaolo include anche una forte spinta verso la digitalizzazione, con investimenti nelle tecnologie cloud, nell’intelligenza artificiale e nell’automazione, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza operativa, la governance del rischio e la soddisfazione della clientela. Secondo la banca, queste iniziative rappresentano un elemento chiave per sostenere la competitività e favorire la capacità di risposta ai cambiamenti del mercato con nuovi prodotti.
“Con il nostro modello di business, riteniamo di poter creare una cosa abbastanza unica, perché l’elemento tecnologico che noi avremo nel 2027 è unico è uno state of art in tutta Europa – ha affermato Messina – Isybank e Isytech sono FinTech, e Intesa Sanpaolo diventerà una FinTech come sistema informativo; non c’è nessun’altra banca nel Vecchio Continente che abbia il nostro sistema. Quindi avremo la capacità di poter servire i clienti attraverso un sistema unico. Ora, quello su cui lavoreremo insieme alla leadership di Intesa Sanpaolo sarà costruire una rete distributiva di valore in pieno stile Fideuram e, per questo, o assumeremo promotori finanziari e agenti assicurativi nei territori esteri in cui intendiamo sviluppare ulteriormente il nostro business oppure, come ultima opzione, acquisiremo le reti presenti in questi Paesi”.