A cura di Luciana Cipolla, Partner de La Scala Società tra Avvocati, e Maurizio O. Delfino, Legale bancario e giornalista.
Probabilmente la più grande novità nel mercato assicurativo, dopo l’introduzione della RC auto obbligatoria degli anni ’70, insieme a una svolta dall’enorme potenziale, in termini di prospettiva delle relazioni fra consumatori e assicuratori. Parliamo della polizza catastrofale obbligatoria e dell’Arbitro assicurativo. In realtà nelle 160 pagine della relazione dell’IVASS (l’Authority di vigilanza sulle assicurazioni), presentata al pubblico a fine giugno, occupano pochissimo spazio. L’Arbitro occupa una pagina, non intera, che significativamente precede un paragrafo dedicato all’Educazione assicurativa. Ma si tratta di cantieri aperti da tempo con un enorme lavoro alle spalle, sempre fondato sulla bivalenza dell’“assicurazione”, che va sempre considerata come un’endiadi, una parola sola indica due mondi. L’aspettativa minuta di soddisfazione del bisogno individuale, insieme con la necessità vitale che il sistema intero e i suoi singoli attori “tengano” (perché sia possibile quella soddisfazione).
Allora proprio sulla tenuta, tante cifre spiegano come si stima e di cosa è fatta la solidità patrimoniale del sistema assicurativo. Li potrebbe riassumere l’indice medio di solvibilità (Solvency ratio) che con il 259,4% conferma una condizione di sicurezza fra le migliori dello spazio economico europeo, ratificata (ci ricorda l’IVASS) da uno stress test europeo che vede diminuire anche i rischi di liquidità e di mercato. Le imprese nazionali detengono fondi propri per 2,6 volte il requisito di solvibilità. Non è poco se si considera che si tratta di oltre 151 miliardi di premi (il 6,9% del PIL, in crescita sul 2023) raccolti nel 2024 da 230.000 intermediari autorizzati (389 banche e intermediari finanziari, 31.000 agenti e 200.000 collaboratori e subagenti) che operano per conto di 89 imprese nazionali e 987 imprese abilitate (895 in libera prestazione di servizi e 92 rappresentanze).
Interessante notare che l’IVASS è molto attiva sul fronte dell’armonizzazione europea delle norme e delle prassi applicative nei casi di risoluzione delle crisi, dell’efficacia delle azioni e dei poteri del supervisore del paese dove l’assicurazione ha sede o agisce nonché degli scambi informativi e della cooperazione tra supervisori, dell’allineamento ma prima ancora dell’universalità dei sistemi di garanzia e di una migliore definizione dei compiti e delle facoltà dell’EIOPA (il supervisore assicurativo europeo). Si tratta di una genuina preoccupazione per la crescita di competitività, concorrenza e sicurezza finale per attori e utenti del mercato. Ciò detto, malgrado nei rami vita l’Italia sia piuttosto un esportatore che un importatore di servizi assicurativi. Il grado di apertura internazionale definito come il rapporto fra premi raccolti all’estero e totale dei premi è pari al 32%. I premi vita raccolti nel 2023 da imprese italiane o a controllo italiano sono stati 31,1 miliardi contro i 3,8 raccolti dalle imprese che operano sul territorio in regime di stabilimento. Nella stessa ottica si legge una speciale attenzione che il supervisore italiano sta dedicando alla revisione della direttiva Solvency II che sarà in vigore dal 30 gennaio 2027 e che, fra gli altri, produrrà l’effetto di un significativo rilascio di capitale per le imprese di assicurazione. In una recente indagine l’IVASS stima un potenziale aumento di 14 punti dell’indice di solvibilità delle compagnie italiane. Torna quel concetto di endiadi o duplicità intrinseca. Più capitale ‘libero’ significa più spazio di respiro, sviluppo, investimento (che l’Europa vorrebbe finalizzato alla transizione ecologica e digitale, ma senza strumenti cogenti allo scopo) ma anche minor scudo per i rischi. Sui quali, nel frattempo, nel 2024 è stato costituito il Fondo di garanzia vita, strumento importante per tutelare la clientela al dettaglio nel caso di una crisi, del quale si stanno mettendo a punto le regole di funzionamento.
La tutela della clientela è anche l’oggetto di due innovazioni normative significative e fortemente volute dal supervisore, quali la portabilità dei dati essenziali della scatola nera dei veicoli e la definizione della tabella per i risarcimenti delle grandi lesioni alle persone (“macrolesioni”), basata anche sull’esperienza concreta maturata in sede di contenzioso giudiziario.
Questa del contenzioso è sicuramente una delle ragioni (non la sola) sottese all’introduzione dell’Arbitro assicurativo. Nel 2024 ci sono stati 113.537 reclami (di cui 94.630 quelli ricevuti da imprese italiane) con un’incidenza sul numero dei contratti del 3,7 per i rami danni non auto (per le imprese italiane, che su questo toccano ben il 43% dei reclami ricevuti) e del 3,8 per i rami vita. Tenendo conto che l’Arbitro potrà essere investito delle situazioni irrisolte o insoddisfatte degli ultimi 3 anni, c’è un enorme potenziale di massa critica su cui svolgerà la propria funzione. L’Arbitro, che si insedierà a breve, nel tempo passerà al setaccio tutti gli aspetti del mercato assicurativo, specie retail (trasparenza e chiarezza contrattuale, informazioni, collocamento, accordi di distribuzione) e finirà per costruire un corpus giurisprudenziale pre-giudiziario che oggi manca. Nell’organizzare l’attività dell’Arbitro, si farà tesoro dell’esperienza degli organismi già esistenti, come l’Arbitro bancario finanziario, al cui funzionamento presta supporto la Banca d’Italia, ma il campo assicurativo è peculiare per aspetti importanti: non solo per la natura e per l’ampia varietà delle potenziali controversie, ma pure per la molteplicità degli attori che possono essere chiamati in causa (accanto alle compagnie assicurative, anche gli intermediari, incluse le banche), e per la scommessa di affidare all’Arbitro anche valutazioni economiche, formulate secondo equità, di piccole controversie sui danni. Sarà una leva formidabile perché un organismo indipendente, che si avvale del supporto tecnico dell’Ivass senza esserne l’emanazione, entrerà nel vivo del punto di vista del cliente e di quello dell’assicuratore per risolvere il conflitto del caso specifico e quindi per costruire (com’è nella natura fisiologica della giurisprudenza) materia per materia, soluzioni e assetti di interessi più sostenibili, fosse anche solo nell’esigenza di chiarezza descrittiva ed esplicativa degli obblighi e delle garanzie.
La polizza catastrofale, malgrado sia stata accompagnata da qualche polemica sulla asserita ingiusta ricaduta dei costi ambientali sul sistema produttivo, entra invece a pieno titolo nel cuore del sistema paese e nello specifico del rapporto fra eventi climatici e stabilità finanziaria. E’ una sfida rilevante per tutti, per l’entità dei rischi che dovranno assumere le imprese rispetto alle 4,5 milioni di imprese che devono assicurarsi (sebbene circa mezzo milione di esse, specie di grande dimensione, in qualche modo già lo fanno), per il supervisore e per il regolatore che devono stabilire e monitorare le regole allo scopo di consentire celerità di valutazione e pagamento dell’indennizzo, con l’ottica dei tempi di ripartenza, non solo quelli dell’appropriatezza dell’entità del risarcimento. L’integrazione pubblico privato, stato mercato, se presa sul serio può mettere in moto un meccanismo virtuoso straordinario, che attiva anche gli altri corpi intermedi già presenti nella filiera del sistema produttivo (la ricerca, le associazioni di categoria, gli enti locali) per costruire un meccanismo in cui la valutazione dei rischi specifici, territoriali, settoriali, come di quelli generali entri nell’approccio ordinario e naturale alle scelte e alle azioni che fanno economia. Ciascuna a suo modo, insomma, Arbitro e Polizza catastrofale, sperando, peraltro, che non si incontrino mai, hanno tutto l’aspetto di riforme potentissime, perciò rivoluzioni ancorché graduali. Che nel tempo potrebbero incidere sul linguaggio stesso e sul percepito (reciproco) del rapporto mercato-assicurazione.
Intanto l’organismo di vigilanza vive una sua trasformazione con il termine del mandato di due membri del Direttorio integrato quali Riccardo Cesari, punta di diamante per competenza e conoscenza del mercato assicurativo e di tutti i suoi gangli e di Alberto Corinti, esperto di materia macroprudenziale e prezioso raccordo con gli ambienti normativi europei e internazionali, oltre che con la nomina del nuovo Segretario Generale, Ida Mercanti che ha preso il posto dello stimatissimo Stefano De Polis, in carica dal 2017. Sono stati altresì nominati i 19 membri dell’Arbitro, 7 effettivi e 12 supplenti, espressione dell’IVASS (che ha esercitato il potere sostitutivo anche per conto delle associazioni degli intermediari), dell’ANIA, Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, Confindustria, di concerto con Confagricoltura, Confartigianato e Confcommercio. Dureranno in carica 3 anni mentre ne durerà 5 la prima Presidente, Concetta Brescia Morra, avvocato e docente di diritto dell’economia all’università di Roma Tre.

Un quadro interessante e composito per presumere un’ottima possibilità di gestire il futuro, che come diceva Rainer Rilke, entra in gioco prima che accada.
