L’assicurazione come partner sistemico in un mondo che evolve

Tecnologia, ESG e competenze: le tre leve che stanno ridisegnando il ruolo delle assicurazioni nella società.
L’assicurazione come partner sistemico in un mondo che evolve

Articolo a cura di Marco Concordati, Partner Insurance, EY e Federica Baiocchi, Senior Manager Innovation & Fintech 

Il settore assicurativo sta vivendo una trasformazione strutturale che ne ridefinisce il ruolo all’interno della società e dell’economia globale. In un contesto caratterizzato da rischi sempre più interconnessi – ambientali, tecnologici, demografici e geopolitici – le compagnie non possono più limitarsi a fornire protezione finanziaria, ma sono chiamate a diventare veri e propri partner sistemici della resilienza collettiva.

Tre forze principali guidano questa evoluzione: l’adozione di tecnologie emergenti (come l’intelligenza artificiale generativa), l’integrazione dei criteri ESG e lo sviluppo di nuove competenze. Non si tratta di tendenze passeggere, ma di trasformazioni strutturali che stanno ridefinendo strategie, modelli operativi e competitività di lungo periodo.

La ricerca EY e IIA, pubblicata a settembre 2025 e basata sul coinvolgimento di oltre 25 operatori tra compagnie, broker e realtà Insurtech, mette in luce le principali sfide e opportunità del mercato assicurativo italiano. L’obiettivo della nostra analisi non è semplicemente prevedere il futuro, ma fornire strumenti concreti per costruirlo, evidenziando come la trasformazione in atto sia al tempo stesso tecnologica, culturale e organizzativa.

Dall’innovazione di prodotto alla cultura aziendale

Uno dei primi segnali di cambiamento riguarda i trend e i prodotti emergenti. L’indagine mostra come il settore stia puntando su modelli assicurativi sempre più integrati e digitalizzati. In cima alle preferenze troviamo l’Embedded Insurance, che consente di incorporare la polizza direttamente nell’esperienza d’acquisto, rendendola “invisibile” e più accessibile. Seguono la Parametric Insurance, basata su criteri oggettivi che automatizzano la liquidazione dei sinistri, e la Behavioural Insurance, che sfrutta i dati comportamentali per personalizzare coperture e pricing.

Questi modelli rispondono non solo alle nuove esigenze della clientela, ma anche ai crescenti rischi sistemici – in particolare quelli climatici e digitali. La loro efficacia, tuttavia, dipende da un fattore cruciale: lo sviluppo di una cultura aziendale orientata all’innovazione, indicata dal 44% degli intervistati come principale abilitatore della trasformazione. È un segnale chiaro: la tecnologia da sola non basta. Serve un contesto organizzativo capace di stimolare sperimentazione, collaborazione e visione strategica.

ESG: tra compliance e valore strategico

L’indagine mostra un settore assicurativo ancora diviso sul fronte ESG: il 54% delle compagnie dichiara di pubblicare un bilancio di sostenibilità; di queste il 15% lo fa su base volontaria, al di fuori degli obblighi normativi. Questo dato suggerisce come la rendicontazione sia oggi trainata soprattutto dalla compliance, lasciando ampi spazi di evoluzione verso un approccio più strategico. Il passaggio dalle dichiarazioni ai risultati concreti risulta, infatti, ancora in corso.

Le difficoltà maggiori emergono proprio sul fronte del reporting: il 69% delle imprese segnala incertezze legate a un quadro normativo frammentato e in continua evoluzione, mentre il 46% indica problemi nella raccolta e nella standardizzazione dei dati. Queste criticità rallentano la capacità del settore di tradurre l’impegno ESG in azioni misurabili ed efficaci.

Nonostante ciò, l’adozione di pratiche ESG è sempre più riconosciuta come una leva strategica: consente di rafforzare la reputazione, migliorare l’accesso a capitali sostenibili e sviluppare servizi a valore aggiunto. In questo contesto, la gestione dei rischi climatici si conferma la priorità assoluta, seguita da educazione finanziaria e governance. Il rischio reputazionale resta invece il più temuto, a conferma della crescente attenzione degli stakeholder alla coerenza tra impegni dichiarati e risultati concreti.

Competenze e capitale umano: il vero motore del cambiamento

La doppia transizione digitale e sostenibile sta ridisegnando il settore assicurativo e, con essa, il profilo delle competenze richieste. Non sorprende quindi che il 67% degli operatori segnali un gap strutturale in ambito tecnologico e digitale. Le professionalità più ricercate riguardano l’intelligenza artificiale e il machine learning (83%), seguite da data analytics (75%) e automazione dei processi (50%). A rendere più complesso il quadro è la difficoltà di attrarre nuovi talenti: oltre la metà delle compagnie (54%) denuncia la scarsa attrattività del comparto, mentre il 50% sottolinea la concorrenza sempre più serrata di Big Tech e Fintech.

Per colmare questo divario, le compagnie investono soprattutto in formazione interna e programmi di upskilling (81%), oltre che in collaborazioni con startup e attori tecnologici (56%). Ma il fabbisogno non riguarda soltanto le competenze digitali. Per trasformare davvero l’innovazione in valore per il cliente servono anche capacità commerciali, di change management e soft skills: leve decisive per guidare la trasformazione e renderla sostenibile nel lungo periodo.

Verso un’assicurazione aumentata e adattativa

L’adozione dell’intelligenza artificiale generativa è destinata a trasformare profondamente il lavoro nel settore. Il 63% degli intervistati prevede un impatto ambivalente sull’occupazione: da un lato la ridefinizione dei ruoli esistenti, dall’altro il rischio di disallineamento tra velocità dell’innovazione e capacità di riqualificazione. Solo il 17% intravede un impatto occupazionale totalmente positivo grazie alla nascita di nuove figure professionali, come AI trainer, prompt engineer e data ethicist.

Nel frattempo, la trasformazione digitale sta già modificando le funzioni aziendali più vicine al cliente: il customer service (71%) e la distribuzione (54%) sono le aree più impattate. Tuttavia, la misurazione del successo delle iniziative digitali si basa ancora prevalentemente su KPI operativi (75%), mentre gli indicatori di innovazione e impatto sul cliente restano marginali, con un’azienda su cinque (21%) che non adotta nessun sistema di misurazione.

In questo scenario, il settore assicurativo è chiamato a evolversi verso modelli più digitali, sostenibili e centrati sul cliente, con le tecnologie emergenti, lo sviluppo di nuove competenze e l’integrazione dei criteri ESG come leve strategiche per affrontare il futuro.

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