Blockchain e Web3: in Italia un investimento su due riguarda il settore finanziario e assicurativo

Il dato contenuto nell'ultima ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano.
blockchain

In Italia, il 2024 del Blockchain & Web3 vede una sostanziale stabilità, con un mercato pari a 40 milioni di euro (+5% rispetto al 2023). Il 49% degli investimenti riguarda il settore finanziario e assicurativo, che si conferma predominante. Nonostante il forte fermento degli ultimi anni, il nostro Paese rischia di rimanere indietro rispetto a molti altri Paesi europei. Le aziende investono poco in queste tecnologie e le startup italiane tendono a preferire contesti più favorevoli per l’avvio e la crescita. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, presentata nel corso del convegno dal titolo “Blockchain & Web3 Outlook 2024/25”.

Secondo la ricerca, il 2024 potrebbe apparire un anno di stasi per la blockchain e il web3, ma sotto la calma apparente si è registrata un’attività frenetica. Le startup che sviluppano prodotti o servizi basati nativamente sulla tecnologia blockchain hanno costruito infrastrutture di base e sperimentato nuovi modelli di business e di interazione con gli utenti. E le aziende hanno sviluppato nuovi progetti: sono 298 i nuovi casi del 2024, +3,5% rispetto al 2023 (che portano a 1576 quelli complessivamente censiti dal 2016 ad oggi), mentre sono in calo del 43% le sperimentazioni a favore dei progetti operativi. Un andamento che indica una chiara maturazione, ma anche un rallentamento nell’avvio di nuovi progetti innovativi. Una crescita generale si riscontra anche tra le iniziative delle grandi imprese internazionali della lista Fortune Global 500: il numero di aziende attive è passato da 153 (31%) nel 2023 a 204 (41%) nel 2024, con 51 nuove iniziative lanciate solo nel 2024.

Aumentano in particolare i progetti Blockchain for business (+43%), la maggioranza del totale, con 149 nuovi casi tra soluzioni di token e smart contract per ottimizzare i processi aziendali. Stabili i nuovi progetti Internet of Value (tra criptovalute, stablecoin e Central Bank Digital Currency): nel 2024 si contano 88 casi, il 28% del totale. Leggermente in calo i progetti di Decentralized web, in cui la Blockchain serve a sviluppare servizi vicini al paradigma del Web3, con 61 nuovi casi, pari al 21%.

“Il 2024 è stato caratterizzato da una apparente immobilità della blockchain e web3, ma non è così – spiega Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Come per internet agli esordi, siamo ancora nella fase di consolidamento della rete: la rivoluzione è intuibile, manca la ‘killer application’ capace di favorirne una diffusione globale. Le criptovalute sono attualmente la principale applicazione della blockchain, ma le opportunità sono molte di più. Le aziende si stanno gradualmente avvicinando al web3 e, se il settore finanziario ha mostrato diversi segnali di maturità con molti progetti concreti, gli altri settori, dopo l’interesse per progetti di tracciabilità e NFT, sono ancora esitanti nel cogliere le opportunità di queste tecnologie”.

“È probabile che il 2025 segua il percorso tracciato nel 2024, con un progressivo aumento degli investimenti e ulteriori passi verso la maturazione delle infrastrutture e dei servizi a supporto del web3 – afferma Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Nei prossimi anni, sarà fondamentale identificare casi d’uso in grado di offrire un reale valore aggiunto e aprire nuove opportunità di mercato. Chi investe oggi si posiziona per avere un ruolo centrale nel futuro del settore, chi entrerà in gioco più tardi rischia di restare relegato a un ruolo da follower”.

“Il mercato italiano si presenta in una fase di rallentamento, con diverse opportunità ancora inespresse – aggiunge Giacomo Vella, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. È necessario cambiare passo, intensificando il dialogo tra attori di mercato, regolatori e cittadini, con l’obiettivo di stimolare lo sviluppo di soluzioni innovative basate su questi strumenti e creare un ambiente favorevole all’innovazione e agli investimenti. Il rischio per l’Italia è di rimanere fuori dal web3 o essere semplici spettatori passivi di un cambiamento paradigmatico che potrà caratterizzare il futuro del web”.

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