L’80% dipendenti stranieri accusa sintomi di malessere psicologico come conseguenza diretta dell’ambiente di lavoro. Sono questi i dati emersi da uno studio redatto da AxaGlobal Healthcare, società del gruppo assicurativo Axa, secondo cui per 4 dipendenti stranieri 5 il benessere mentale sul posto di lavoro continua a diminuire.

Il report, intitolato “A Global State of Mind”, riporta i risultati dettagliati di uno studio condotto su 1.458 lavoratori stranieri in 16 Paesi e rileva che quasi la metà (49%) dei dipendenti stranieri ha sperimentato il burnout come conseguenza del proprio lavoro. Il 54% riferisce di avere problemi a dormire; il 53% riporta una perdita di interesse o di piacere nelle attività abituali, il 51% difficoltà di concentrazione, il 48% si sente inutile, il 48% parla di una perdita di fiducia in se stessi mentre il 37% accusa disturbi dell’appetito o dell’alimentazione.

“È una tendenza preoccupante vedere che la salute mentale de i lavoratori stranieri è peggiorata di anno in anno – ha commentato Xavier Lestrade, Ceo di Axa – Global Healthcare – Gli anni della pandemia hanno fatto capire ai datori di lavoro la necessità di sostenere la salute dei propri dipendenti, ma un efficace supporto alla salute mentale sta diventando fondamentale per le aziende, al fine di creare un ambiente di lavoro sano. Le polizze di assicurazione sanitaria che offrono un supporto dedicato alla salute mentale in più lingue possono aiutare le aziende a colmare il divario di benessere della loro forza lavoro non autoctona, assicurando che l’esperienza di lavoro all’estero rimanga di successo e gratificante sia per gli individui che per le aziende di tutto il mondo.”

Sempre meno lavoratori stranieri cercano un aiuto professionale

L’incidenza delle condizioni di salute mentale tra i lavoratori stranieri è aumentata del 10% dal 2022, ma è diminuito del 9% il numero di stranieri che cercano un aiuto professionale per sostenere il loro benessere. Più di un terzo (38%) gestisce autonomamente la propria condizione; un risultato interessante se si considera che più di un quarto (29%) è insoddisfatto dei servizi di supporto psicologico della propria azienda. Tuttavia, il 62% di coloro che autogestiscono la propria salute mentale ha ammesso che le proprie condizioni non sono ben gestite.

I risultati indicano chiaramente che i dipendenti stranieri hanno problemi di salute mentale molto più gravi rispetto ai lavoratori locali. Infatti, i lavoratori stranieri hanno il 22% di probabilità in più di attribuire le loro condizioni di salute mentale a fattori lavorativi, e hanno anche maggiori probabilità di sperimentare sintomi come la perdita di piacere nelle attività abituali (18%), sentimenti di inutilità (20%) e disturbi dell’appetito o dell’alimentazione (16%).

Più di un quarto (27%) dei dipendenti stranieri si è messo in malattia una o più volte per problemi legati alla salute mentale negli ultimi 12 mesi – il 17% in più rispetto ai tassi di malattia dei colleghi locali. I stranieri hanno anche il 50% in più di probabilità di essersi messi in malattia più volte nell’ultimo anno.

I risultati dipingono un quadro preoccupante di una forza lavoro straniera sempre più infelice, alle prese con burnout, malattie e disimpegno sul lavoro. Il report chiede ai datori di lavoro di investire in attività di supporto e adottare misure proattive per colmare il divario di salute mentale tra i dipendenti locali e quelli stranieri. Se ciò non avviene, avverte lo studio, le società “rischiano di avere ripercussioni sulla fidelizzazione del personale e il successo aziendale”.

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Redazione

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