catastrofi naturali

Articolo a cura di Avv. Maria Rosa Galletti – Avv. Silvio Severino, RASS Studio Legale Rinaldi Associati

Le imprese aventi sede legale in Italia e le imprese aventi sede legale all’estero con una stabile organizzazione in Italia hanno l’obbligo di assicurarsi, entro il 31 dicembre 2024, contro i rischi derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali. Questa è una delle disposizioni più importanti, nell’ambito del panorama assicurativo italiano, tra quelle contenute nella L. n. 213/2023 (“Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026”, di seguito anche “Legge di Bilancio”).
Le disposizioni contenute nell’art. 1, co. 101-112, della Legge di Bilancio, oltre ad aprire le porte a nuove opportunità di business per gli operatori del settore assicurativo, realizzano, di fatto, un sistema di copertura obbligatoria di tipo misto, privato-pubblico. Infatti, i rischi derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali sono assunti non solo dai player del mercato assicurativo, ma anche dalla SACE S.p.A., il cui capitale sociale è interamente detenuto dal Ministero dell’economia e delle finanze.

i punti salienti delle disposizioni normative da poco introdotte

La platea delle imprese soggette all’obbligo di dotarsi di copertura assicurativa è quantomai ampia, rimanendo escluse da tale obbligo le sole imprese agricole. Ai sensi dell’art. 1, co. 101, i nuovi contratti assicurativi coprono i danni ai beni di cui all’articolo 2424, primo comma, sezione Attivo, voce B-II, numeri 1), 2) e 3) del Codice civile, cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale.
Nello specifico, i beni oggetto di copertura sono i terreni e i fabbricati, gli impianti e i macchinari, le attrezzature industriali e commerciali, mentre restano escluse le materie prime eventualmente presenti nei magazzini, i prodotti in corso di lavorazione, i prodotti finiti e le merci.
Al momento, gli eventi assicurabili sembrerebbero essere solo quelli elencati nell’ultimo periodo dell’art. 1, co. 101, vale a dire i sismi, le alluvioni, le frane, le inondazioni e le esondazioni. Tuttavia, tale elencazione deve considerarsi meramente esemplificativa e suscettibile di essere modificata e/o integrata, dal momento che l’art. 101, co. 5, specifica che le calamità naturali e gli eventi catastrofali indennizzabili dovranno essere individuati con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero delle imprese e del made in Italy.

I punti fermi della normativa

Senza pretesa di esaustività e restando in attesa degli emanandi decreti attuativi, ad oggi, può dirsi che le disposizioni introdotte con la Legge di Bilancio hanno stabilito i seguenti punti fermi.
Le imprese italiane o quelle estere stabilite in Italia sono tenute a dotarsi di una copertura assicurativa entro il 31 dicembre 2024: l’inadempimento di tale obbligo potrà determinerà l’esclusione, per i soggetti non assicurati, dall’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario, a valere sulle risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali.
In ogni caso, è previsto che la polizza assicurativa possa prevedere uno scoperto o una franchigia non superiore al 15% del danno. Dunque, una parte del rischio – in alcuni casi anche consistente – rimarrà comunque a carico dell’assicurato.

Il ruolo delle compagnie assicurative

Se da un lato la legge impone alle imprese di dotarsi di apposita copertura assicurativa, dall’altro, pone in capo alle compagnie assicurative un vero e proprio obbligo a contrarre, il cui inadempimento è punito con una sanzione amministrativa che va da euro 100.000 a euro 500.000. Tale obbligo viene meno nel caso in cui la copertura assicurativa sia richiesta da imprese i cui immobili risultino gravati da abuso edilizio o siano costruiti in carenza delle autorizzazioni previste, ovvero gravati da abuso sorto successivamente alla data di costruzione.
Considerata la natura dell’impegno assicurativo di cui le compagnie assicurative dovranno farsi carico – soprattutto in alcune zone d’Italia in cui il rischio di verificazione di eventi avversi è più alto –, il legislatore ha previsto una triplice modalità di assunzione del rischio:

  • assunzione diretta del rischio da parte di un solo assicuratore;
  • assunzione del rischio in regime di coassicurazione;
  • assunzione del rischio da parte di una pluralità di assicuratori che si associano in un consorzio; in tale ultimo caso, il consorzio deve essere registrato e approvato dall’IVASS.

Il ruolo di SACE

A garanzia dell’adempimento delle obbligazioni assunte dalle compagnie assicurative vi è lo Stato, attraverso la menzionata SACE S.p.A., che agisce in qualità di riassicuratore e che è autorizzata a concedere a condizioni di mercato, in favore degli assicuratori e riassicuratori del mercato privato, una copertura fino al 50 per cento degli indennizzi a cui i medesimi sono tenuti a fronte del verificarsi degli eventi di danno dedotti in contratto e comunque non superiore a 5.000 milioni di euro per l’anno 2024 e, per ciascuno degli anni 2025 e 2026, non superiore all’importo maggiore tra 5.000 milioni di euro e le risorse libere, al 31 dicembre dell’anno immediatamente precedente, non impiegate per il pagamento degli indennizzi nell’anno di riferimento.
Per espressa previsione normativa, le obbligazioni assunte da SACE S.p.A. nei confronti delle compagnie assicurative sono garantite dallo Stato a prima richiesta e senza possibilità di regresso.

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