intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante nel modo in cui le aziende di tutti i settori, in tutto il mondo, fanno business. Per quanto spesso restia ai cambiamenti, anche l’industria delle assicurazioni sfrutterà il potere dell’IA e le opportunità che presenta. Per rendere i processi più efficienti, per migliorare l’analisi dei rischi, per consentire lo sviluppo di prodotti e servizi più personalizzati e pertinenti. È quanto emerge da Artificial Intelligence and the future of Insurance, report recentemente pubblicato dalla Global Insurance Law Connect, network internazionale di studi legali specializzati nel diritto assicurativo.

Previsione e analisi del rischio

La capacità dell’intelligenza artificiale di esaminare rapidamente grandi quantità di dati diventa un potente strumento di prevenzione, soprattutto quando si hanno a disposizione batch storici rilevanti. Succede, per esempio, con i rischi associati al cambiamento climatico. Una delle maggiori sfide che affrontano gli assicuratori negli Stati Uniti o in Australia e Nuova Zelanda è legata alle catastrofi naturali, mentre in Brasile il settore agricolo è esposto anche a rischi connessi alle condizioni meteorologiche. L’uso dell’IA per realizzare modelli basati su dati storici permette alle compagnie di assicurazione di capire quali località potrebbero essere maggiormente colpite, creando coperture e prezzi mirati. Per quanto riguarda le polizze rivolte alla persona, l’uso della telematica e degli strumenti che monitorano la salute o le abitudini di guida del cliente possono fornire dati più accurati così da valutare meglio i rischi.

Personalizzazione di prodotti e servizi

Una migliore analisi dei dati e dei rischi permette agli assicuratori di offrire una copertura su misura in molti settori, tra cui le polizze auto, sulla vita, sulla salute e la casa, nonché per le grandi attività commerciali. Per esempio, al momento della sottoscrizione di una copertura assicurativa sulla vita, le compagnie saranno in grado di fornire agli intermediari una visione olistica del cliente, che consentirà loro di offrire una consulenza iper-personalizzata. Inoltre, l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito professionale richiederà agli assicuratori di progettare nuove coperture per affrontare i pericoli inevitabilmente associati all’implementazione di queste tecnologie. E con la crescita dei pericoli informatici, i clienti dovranno affrontare rischi che esulano dall’ambito della copertura delle loro attuali polizze di indennizzo.

Migliore interazione con i clienti

Lo sviluppo di tecnologie digitali come le app per smartphone, spesso basate sull’IA, aiuterà gli assicuratori a raggiungere mercati nuovi e poco serviti in tutto il mondo. In molti settori l’intelligenza artificiale viene già utilizzata all’inizio del percorso di acquisto di un’assicurazione o durante il processo di richiesta di risarcimento, per esempio attraverso l’uso di chatbot. Così è possibile raccogliere rapidamente le informazioni e la documentazione richieste e porre domande di base che consentono ai periti di prendere decisioni in modo più rapido ed efficiente. In diversi paesi, come il Belgio, la Polonia e la Cina, c’è un settore particolare in cui l’IA viene già ampiamente utilizzata: l’analisi dei sinistri e l’individuazione delle frodi. La capacità dell’intelligenza artificiale di elaborare grandi volumi di dati permette di rilevare più facilmente modelli insoliti e quindi identificare potenziali truffe. Questo non solo ha l’effetto di migliorare e velocizzare i processi di gestione dei sinistri ma si potrebbe tradurre anche in vantaggi per i clienti: la riduzione dei costi per gli assicuratori diventa risparmio sui premi per gli assicurati. E poiché l’assicurazione è un prodotto venduto sulla base della “promessa di pagare sinistri legittimi” si avrà un impatto positivo anche sulla fidelizzazione dei clienti.

Cambiano recruitment e modelli occupazionali

L’IA ha creato una domanda per nuove competenze nel settore assicurativo, come l’analisi avanzata dei dati, l’apprendimento automatico, il rischio informatico e la gestione dei sistemi di intelligenza artificiale. Molte compagnie cercano sempre più di assumere professionisti in queste aree per fare in modo di integrare queste tecnologie nel loro modello di business quotidiano.
Ma non solo. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per vagliare le candidature e identificare più rapidamente i candidati con le qualifiche, le competenze e l’esperienza richieste per determinati ruoli. E durante il processo di assunzione, le analisi basate sull’intelligenza artificiale possono aiutare a esaminare le competenze dei candidati e valutare la loro idoneità, in un modo più libero da pregiudizi intrinseci rispetto ai processi tradizionali.

Fattori di rischio nell’uso dell’IA

Le opportunità comportano però anche dei rischi. O meglio, la riduzione di rischi “vecchi e noti” da un lato e la possibilità di “nuovi e potenziali” dall’altro. Nel settore edile, per esempio, l’uso di tecnologie come la robotica, i droni e la stampa 3D può comportare una diminuzione del volume di alcuni sinistri relativi a lesioni personali. Ma potrebbe anche creare nuove aree di esposizione riguardo la progettazione difettosa. Sul fronte delle polizze auto, i veicoli a guida autonoma aprono la possibilità a nuovi tipi di incidenti e a domande sull’assegnazione della responsabilità. Nel settore sanitario, dove l’intelligenza artificiale viene utilizzata in settori come la diagnostica, potrebbero esserci nuovi rischi legati alla negligenza medica. Inoltre, è possibile che all’interno dei set di dati storici utilizzati per gestire polizze e risarcimenti ci siano degli errori. Ed è quindi possibile che l’elaborazione di questi dati da parte dell’intelligenza artificiale crei pregiudizi o discriminazioni, soprattutto quando si ha a che fare con dati sensibili come l’età, la razza o l’orientamento sessuale. Senza contare l’annoso problema della privacy. Il trattamento di grandi quantità di informazioni personali significherà che gli assicuratori dovranno disporre di procedure solide per garantire che sia conforme agli standard nazionali e internazionali sulla protezione dei dati. Proprio a questo proposito, l’Unione Europea si è fatta pioniera in materia di normativa sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Lo scorso 13 marzo il Parlamento UE ha approvato l’AI Act, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca e la capacità industriale, garantendo nel contempo la sicurezza e i diritti fondamentali. Se tutto va bene, la legge sarà pienamente in vigore dal 1° gennaio 2026.

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Laureata in Scienze ambientali, si iscrive al Master in Giornalismo della Scuola “Walter Tobagi/Ifg”, e nel 2011 conclude il percorso di formazione diventando giornalista professionista. Da allora lavora come giornalista freelance e autrice televisiva per diversi media nazionali e internazionali.