investimenti insurtech

Piccolo è meglio. L’adagio italico sulle Pmi si sposa bene con la situazione odierna degli investimenti insurtech in Europa. Il picco del 2021 è oramai un lontano ricordo. Nel 2023 la raccolta totale si è attestata intorno ai 700 milioni di euro. Spiccioli se comparati agli anni di grazia 2021 (2,5 miliardi) e 2022 (1,5 miliardi). Anche il numero dei deal si è ridotto a 69, con un calo del 33% rispetto all’anno precedente. Eppure questi numeri non devono trarre in inganno: il mercato insurtech è tornato semplicemente ad una situazione di normalità e, cosa più importante, il suo futuro è ancora tutto da scrivere. Lo hanno detto in coro durante un incontro online con giornalisti ed esperti del settore, Florian Graillot e Jan Kastory, fondatori di Astorya.vc, venture capital con sede a Parigi, in Francia, che si concentra sull’investimento in startup in fase iniziale in diversi settori come l’insurtech, il fintech, la salute digitale, la mobilità, le case intelligenti e la cybersecurity in tutta Europa. Fondato nel 2017, il fondo ha rapidamente guadagnato riconoscimento nel panorama del venture capital europeo. Ad Astorya.vc si lega il sito Astorya.io, che si occupa principalmente della caccia di startup, con un database che copre più di 4700 realtà tra insurtech e fintech.

I dati del mercato insurtech europeo

Durante il webinar, Graillot e Kastory hanno presentato il report “Insurtech Europe: 2023 Full Year in Review”, realizzato a partire dai dati contenuti nel database di Astorya.io. Detto di investimenti e deal in calo, lo studio ha analizzato in profondità lo stato di salute del settore. Ciò ha permesso di escludere che dietro ai cali di raccolta ci siano una poca vivacità del mercato o una perdita di interesse degli investitori verso l’industria insurtech. Per fare ciò è stato preso in esame il 2021, anno in cui è stata registrata la maggior raccolta di investimenti. In questo caso è stato evidenziato come quell’anno sia stato “drogato” a cavallo tra il primo e secondo trimestre, allorché nacquero ben sei nuovi unicorni. Se venisse tolto quel picco, la curva degli investimenti che vanno dal 2020 al 2023 avrebbe un andamento più lineare. Graillot e Kastory hanno comunque sottolineato come l’evoluzione degli investimenti insurtech negli ultimi anni, non sia poi così diversa da quella di altre industrie come il fintech. Anche le valutazioni delle startup assicurative che spesso hanno creato attese poi deluse (si veda il caso Luko) sono tornate alla normalità.

Ma andiamo ora a guardare nel dettaglio quello che è accaduto nel mercato insurtech europeo lo scorso anno. Sei deal hanno rappresentato il 52% della raccolta totale degli investimenti. A fare la parte del leone è stata l’insurtech tedesca wefox con 153 milioni di euro raccolti, seguita da Tractable (58 milioni), Superscript (51 milioni), Flock (36 milioni), Hedvig (29 milioni) e Coincover (28 milioni). L’84% dei deal ha raccolto meno di 15 milioni di euro. Rispetto al 2022, quando 3 soli deal rappresentarono oltre la metà della raccolta totale, si nota una maggior diversificazione da parte degli investitori.

Il 50% dei deal ha riguardato insurtech focalizzate sulla distribuzione assicurativa mentre quelle con soluzioni per efficientare e snellire i processi legati allo sviluppo prodotto o alla gestione dei sinistri hanno avuto lo stesso numero di operazioni. In termini di business lines, le insurtech con soluzioni b2c nei segmenti danni, vita&salute e aziendale, hanno rappresentato poco più della metà dei deal, l’altra parte è stata invece ad appannaggio di insurtech con modelli b2b e fornitori di software.

La Germania arranca

A livello di ecosistemi, il Regno Unito è il Paese con la raccolta di investimenti maggiore, seguito dalla Francia che raccoglie come il resto dell’Europa. È un caso invece la Germania, terza in Europa per volume di investimenti, di cui la maggior parte ha come protagonista wefox. Senza l’unicorno creato da Julian Teicke, Berlino sarebbe dietro ai paesi nordici e alla Spagna, dove si sta creando un ecosistema piuttosto vivace. Nel Paese iberico l’anno scorso sono state infatti concluse 8 operazioni contro le 7 della Germania (Mitiga, Life5, Bdeo, Barkibu, inari e vitaance) per un valore di 44 milioni di euro. Meglio ha fatto la Svezia, dove sono stati raccolti 60 milioni di euro.

I licenziamenti

Nel corso degli ultimi mesi si sono susseguite notizie di licenziamenti da parte delle insurtech. Ciò ha fatto suonare più di un campanello di allarme, perché la riduzione di personale, a volte, è sinonimo di difficoltà di un settore. Graillot e Kastory hanno ridimensionato la questione mettendo a confronto i dati degli ultimi 2 anni. Se si comparano il 2022 e il 2023 all’anno d’oro 2021, si registra un calo della forza lavoro rispettivamente del 10% e del 7%. Ma se si mettono a paragone il 2022 e il 2023, si nota un incremento del personale nell’anno appena passato pari al 5%. Segno che il momento di maggiore difficoltà è oramai passato.

I dati positivi e i trend futuri

Il report evidenzia anche alcuni dati positivi: in particolare la crescita della customer base di alcune delle insurtech europee più note come Tractable, Getsafe, Alan e Onsi (ex Collective Benefits). Alcuni unicorni, come Clark, Zego, Many Pets, Marshmallow e Shift Technology non stanno raccogliendo fondi da ormai 2 anni mentre le insurtech che forniscono servizi b2b stanno sempre di più raccogliendo l’interesse degli investitori. Per quanto riguarda il futuro, gli investitori hanno posato le loro attenzioni su tecnologie legate a modelli di embedded insurance e a soluzioni parametriche per i rischi emergenti (clima, digital assets, veicoli elettrici, gig economy e cyber).

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Andrea Turco

È il Direttore Responsabile di Insurzine.