Chiara Soldano

Maggiore attenzione sui temi relativi alla salute mentale e al benessere, ma serve fare di più. Il 32% della popolazione globale e il 28% della popolazione italiana ha una forma di disturbo mentale. Dati preoccupanti perchè in crescita di 5 punti percentuali rispetto al 2022 a livello mondo e 6 punti se guardiamo al nostro Paese dove patologie come ansia(14%) e la depressione (12%) sono diffuse. A rivelare questi dati è l’edizione 2024 del Mind Health Report di Axa e Ipsos, che ha svolto un’indagine su un campione di 16.000 interviste a persone di età compresa tra i 18 e i 75 anni in 16 Paesi (Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Belgio, Svizzera, Stati Uniti, Messico, Turchia, Cina, Hong Kong, Giappone, Tailandia, Filippine).

A commentare le evidenze emerse dallo studio è stata la Ceo del Gruppo assicurativo Axa Italia Chiara Soldano. “Parlare di salute oggi significa sempre di più parlare anche di salute mentale, fuori e dentro i luoghi di lavoro. In Axa, l’attenzione al benessere mentale delle persone è una priorità sia in termini di offerta che di corporate culture, attraverso una strategia di lungo periodo che vede protagoniste le persone e il loro benessere psicofisico. Per questo abbiamo costruito un’offerta assicurativa integrata con un ecosistema di servizi fisici e digitali, per rispondere all’evoluzione dei bisogni di cura secondo una visione olistica che abbraccia sia il benessere fisico, che quello mentale e abbiamo avviato numerose iniziative interne come quella dedicata ai genitori che lavorano in Axa e che comprende programmi ricorrenti come percorsi sull’educazione digitale dei figli e la prevenzione del cyber bullismo”.

Una fotografia della percezione del benessere mentale in Italia

Secondo il report, nel 2023, il 60% degli italiani ha dichiarato di aver affrontato almeno una difficoltà personale, in particolare le donne e i giovani. Ma non solo. Ciò che emerge da questa nuova edizione dello studio è la scarsa consapevolezza sul tema del benessere mentale e sull’importanza di un supporto professionale, e la crescita del trend relativo all’autodiagnosi e alla gestione autonoma dei disturbi. Infatti, 9 italiani su 10 (l’88%) valutano la propria condizione mentale come buona o media, mentre un quarto della popolazione italiana (il 26%), ad esempio, manifesta sintomi riconducibili a depressione, ansia o stress in forma grave o molto grave. Rispetto al 2022, il numero di diagnosi effettuate da professionisti è in calo, mentre salgono significativamente le diagnosi fatte in autonomia/su Internet (+8%). 

Sul fronte della gestione e della cura, il 44% degli italiani ha scelto di auto-gestire disturbi relativi al benessere mentale, un trend in aumento di 7 punti rispetto al 2022 e più diffuso rispetto al resto del Mondo (40%). Un terzo degli italiani sospettati di soffrire di depressione, ansia o stress (33%), infatti, non ha visto un medico quest’anno. 

Salute mentale e luogo di lavoro

A livello globale le difficoltà mentali tendono a esser ricondotte principalmente a ragioni personali (33%) – piuttosto che professionali (23%). Tuttavia – si legge nel Report – in Italia come nel resto del mondo il 76% dei lavoratori sta manifestando almeno un disturbo collegabile al lavoro, tra cui stanchezza, perdita di energie e di interesse, disturbi del sonno, stress e ansia. Si tratta di una condizione di disagio che attraversa trasversalmente tutta la popolazione aziendale, ma è significativa l’evidenza che vede i giovani riportare percentuali di disagio in linea con la popolazione più anziana. 

Il disimpegno è uno dei primi campanelli di allarme che le aziende dovrebbero prendere in considerazione: nonostante il dato sia più basso della media, il 62% degli italiani pianifica di dedicare meno energie al lavoro (rispetto al 69% a livello globale), mentre il 44% sta pensando di lasciare o cambiare impiego. A livello globale, il 23% dei lavoratori ha preso un congedo per malattia a causa di problemi di benessere mentale (38% tra i giovani lavoratori). In Europa, comunque, è l’Italia il Paese con il minor numero di assenze per malattia (16% It vs 22% Europa).

Il 56% dei lavoratori italiani afferma di sapere dove trovare aiuto e supporto in caso di difficoltà e la sfera personale e familiare è messa al primo posto nella ricerca di una soluzione. Solo una minoranza, ovvero il 25% dei lavoratori, chiederebbe aiuto alla propria azienda e al proprio responsabile o a uno specialista (32%).

Il ruolo delle aziende

L’indagine di quest’anno ha rivelato che più della metà del campione intervistato (51%) dichiara che l’azienda non si preoccupa della salute mentale dei propri collaboratori, mentre un terzo si dichiara insoddisfatto delle azioni intraprese, dato più alto rispetto alla media globale. Secondo gli intervistati le aziende devono promuovere più iniziative e tra le maggiori richieste, una giornata dedicata al benessere mentale e consulti specialistici esterni, guardati con particolare interesse soprattutto dalle donne e dai giovani (18-24). Infine il supporto offerto in tema di mind health impatta comunque positivamente sulla decisione di rimanere in azienda. A pensarla così è il 50% degli italiani, soprattutto giovani nella fascia 18-24 anni (71%).

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