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Siamo nell’era dell’Insurtech. Stranamente anche il nostro Paese mostra, se pur timidamente, una “sorta” di propensione allo sposalizio tra assicurazione e tecnologia. Per chi ha scelto la strada della consulenza assicurativa, non dovrebbe essere difficile mappare il/i percorso/i della propria clientela. L’analisi di questa mappatura, da sempre, fornisce un utilissimo strumento di business. Tali colleghi devono solo digitalizzare i loro processi.
Cosa molto diversa, purtroppo, è per chi sceglie di improntare la propria attività sulla costante ricerca del “prezzo (premio) scannato”, da piazzare per il proprio cliente, saltellando da un mandato all’altro, da una falsa promessa all’altra, da un budget mai raggiunto all’altro. Se non si prende seriamente coscienza che si è seduti su una polveriera, quasi sempre denominata RCAuto, si corre il forte rischio di estinguersi professionalmente.
Il consiglio rivolto ai colleghi mono ramo e/o ancorati al vecchio mondo, si divide in due passaggi: Il primo è quello di aver sempre chiaro “le proprie origini”, ma iniziare a recepire in maniera proattiva i sistemi di ultima generazione e sfruttare al meglio i dati forniti dalla mappatura del percorso cliente (customer journey), per fare business di elevato livello professionale, solvibile e remunerativo. Il secondo è un incipit personale da coach: “ci vorrà sempre una mente umana dietro una chatbot, per toccare le giuste leve emotive e commerciali e veicolare al meglio il processo decisionale del cliente”.

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Ceo di Insurance Trainer. Società che si occupa di: Business Coach, Recruitment Consultant & Talent Acquisition, Insurtech e Marketing per gli Assicuratori.