Da sx Lorenzo De Mattei, Co-founder e CTO, e Andrea Tesei, Co-founder e CEO_3-min

Il progetto Chat-EUR-Lex della startup pisana Aptus.AI è stato selezionato nell’ambito della seconda Ngi Search Open Call – parte del programma europeo Next Generation Internet. La soluzione presentata da Andrea Tesei (ceo), Lorenzo De Mattei (cpto) e il loro team mira a rendere più accessibili i documenti giuridici e quindi a democratizzare l’accesso alle informazioni legali. L’obiettivo del progetto è quello di creare uno strumento al servizio dei cittadini e delle organizzazioni e costruire così una società più informata e partecipe.

“Gli impatti che un’innovazione come Chat-EUR-Lex avrà sul panorama normativo europeo sono difficili da immaginare nella loro interezza, ma è possibile anticiparne alcuni – ha commentato Tesei – Innanzitutto, renderà il recupero delle informazioni legali più affidabile e accessibile, aumentando così la fiducia del pubblico nei risultati di ricerca e promuovendo un ecosistema più sano e trasparente. Allo stesso tempo, verrà seguito un approccio scalabile rispetto ad una possibile estensione oltre la banca dati EUR-Lex, agevolando così tutte le operazioni volte a garantire la compliance normativa e la governance. Ma sarà soprattutto un sistema che potrà generare anche effetti economici positivi, poiché la maggiore accessibilità, affidabilità e velocità di recupero delle informazioni giuridiche permetterà di ridurre il tempo e le risorse attualmente necessarie per le operazioni di compliance e analisi normativa, promuovendo così una cultura di conformità e aumentando la produttività di chi introdurrà questa tecnologia nei propri processi”.

Il progetto Chat-EUR-Lex

Iniziato a ottobre 2023, il progetto Chat-EUR-Lex prende il nome dal portale normativo dell’UE e principale fonte della legislazione europea EUR-Lex e ha l’obiettivo di creare un’interfaccia alimentata dall’intelligenza artificiale in grado di “comprendere testi giuridici complessi, fornire spiegazioni semplificate e condurre discussioni interattive specifiche per il contesto, in grado di superare la complessità normativa di un sistema difficile da utilizzare per i non esperti come cittadini e imprese, un archivio legale fondamentale che rimane spesso sottoutilizzato”.

Una fase fondamentale del progetto è la raccolta dei requisiti dei potenziali utenti tramite un questionario anonimo rivolto a professionisti, ricercatori e funzionari pubblici del settore legale, specialisti di compliance e altre persone interessate all’argomento al fine di identificare le loro esigenze e i loro timori relativi all’applicazione della Generative AI nel settore legale. Per compilare il questionario ci sarà tempo fino al 10 marzo. La divulgazione dei risultati aggregati avverrà sia attraverso i siti istituzionali, sia tramite la pubblicazione di un report nel repository di Chat-EUR-Lex.

Utilizzando tecniche di IA all’avanguardia, tra cui Chat-Based Large Language Models (Chat LLMs) e Retrieval Augmented Generation (Rag), la startup pisana sta lavorando al fianco dell’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari (Igsg) del Cnr, istituto pubblico di ricerca che si dedica, tra le altre attività, a progetti multidisciplinari per analizzare l’impatto dell’innovazione tecnologica nel mondo del diritto.

Un progetto pronto per l’internazionalizzazione

I modelli di AI alla base di Chat-EUR-Lex, già predisposti per l’italiano e l’inglese, saranno facilmente personalizzabili per consentirne l’applicazione a tutte le lingue dell’UE e ad esigenze specifiche, consentendo inoltre alla soluzione di essere estesa a diverse fonti di dati – dalle normative private alle politiche interne, dai contratti commerciali alle sentenze e ai casi d’uso specifici.

Il progetto infine adotta un approccio open source per favorire i contributi della comunità per una continua evoluzione, ma anche per garantire la sicurezza, la trasparenza dei modelli di intelligenza artificiale sottostanti e la protezione della privacy degli utenti e sperimenta dei modelli di AI leggeri al fine di contenere i costi computazionali e limitare l’impatto ambientale. 

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Redazione Insurzine

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