controllori

Nel periodo pre-covid una delle più grandi compagnie italiane si “inventò” il tool di consulenza. Grandi box pubblicitari, proclami ed aspettative. “L’innovativo” tool di consulenza, consisteva in un’intervista, fatta al cliente di portafoglio o al cliente prospect, finalizzata ad indentificare le aree di scopertura, e suggeriva come colmare eventuali lacune. Anche carino strutturalmente, ma di sicuro non funzionale quantomeno nella fase operativa di “messa a terra”. Dopo gli squilli di tromba ed i vari proclami, i grandi cervellotici dirigenti, ahimè si resero conto che tale iniziativa non decollava. Rapporto costo resa devastante. Chiaramente partì subito la caccia alle streghe, anche perché gli stessi dirigenti, dovevano dare una degna ed adeguata risposta alla mandante, sul perché tale oneroso investimento non dava i suoi frutti. La colpa? Semplicemente, come al solito, fu data alla “rete secondaria”. Prima di colpevolizzare la “rete secondaria”, probabilmente la compagnia, doveva preparare i manager nella teoria, dare chiare linee guida sulla messa in opera dell’iniziativa ed organizzare check di controllo a step, prima di mandarli in giro per le agenzie a fare i professori senza bacchetta. Magari rafforzare le aree test sarebbe preferibile a buttare i danari degli azionisti dalla finestra. Per inciso: “Chi controlla i controllori?”.

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Ceo di Insurance Trainer. Società che si occupa di: Business Coach, Recruitment Consultant & Talent Acquisition, Insurtech e Marketing per gli Assicuratori.