medical malpractice

Nel 2022 il costo medio dei sinistri da Medical Malpractice è stato di 130 mila euro, delineando un trend di crescita nei costi, aumentati del 33% in undici anni (97mila euro nel 2012) e dell’11% rispetto al periodo pre-Covid (117mila euro nel 2019). Su un periodo complessivo di 11 anni, il costo medio dei sinistri si attesta a 116mila euro. In aumento anche il liquidato medio per singola pratica, 96mila euro a fronte degli 84mila della precedente edizione. È quanto emrge dalla nuova edizione del MedMal Report realizzato da Marsh, lo studio annuale sull’andamento della Medical Malpractice in Italia basato sull’analisi quantitativa e qualitativa delle richieste di risarcimento danni da Responsabilità Civile verso Terzi/Prestatori d’opera dal 2005 al 2022. Lo studio ha coinvolto un campione di 84 aziende sanitarie in Italia.

Secondo il report, sono in diminuzione le richieste di risarcimento per singola struttura sul campione analizzato, 27 in media ogni anno, ma salgono i sinistri nelle aziende ospedaliere di secondo livello (55 in media ogni anno, erano 31 nella scorsa edizione) e negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (47 in media, erano 32 nella scorsa edizione). Questi ultimi sono anche quelli ad affrontare gli importi medi più elevati in termini di costo (137mila euro) e di liquidato (138mila euro).

Il tasso di rischio a livello nazionale è di 5,32 sinistri ogni 100 medici (in lieve aumento rispetto ai 4,9 della scorsa edizione), con un costo di 6.718 euro per sinistro (in aumento rispetto ai 6.571 della corsa edizione). 2,16 sinistri ogni 100 infermieri e 1,11 sinistri ogni 1000 ricoveri. Ogni ricovero, inoltre, implica un costo aziendale di 140 euro.

“Il trend di decrescita dei sinistri per singola struttura è un dato sicuramente positivo per il nostro Sistema Sanitario, indice di un miglioramento nella loro gestione attraverso l’adozione di misure preventive utili a ridurre i rischi e incrementare la qualità e la sicurezza delle cure erogate”, ha commentato Marco Araldi, Amministratore Delegato di Marsh Italia. “Tuttavia, rileviamo un andamento di senso opposto nell’ambito dei costi per singola pratica e del liquidato, che suggerisce un aumento della complessità dei sinistri e, potenzialmente, un loro maggiore peso sui bilanci delle aziende sanitarie”.

Frequenze e costi

Sul piano delle frequenze, gli errori chirurgici si confermano ancora una volta la principale fonte di richieste di risarcimento, con il 32% del totale dei sinistri nel campione d’analisi. Seguono errori diagnostici, 22%, ed errori terapeutici, 10%, aumentati di quasi il 60% negli ultimi cinque anni. Specialità più a rischio Ortopedia/traumatologia (19,4% sul totale dei sinistri a database), DEA/Pronto Soccorso (16%), Ostetricia e Ginecologia (quasi il 10%) e Chirurgia Generale (9%).

Sul piano economico, gli errori chirurgici sono la principale voce di costo (27% del totale costi, con costo medio di 87mila euro), seguiti dagli errori diagnostici (23%, con costo medio di 132mila euro). Particolare attenzione agli errori da parto, che seppur poco frequenti gravano per il 14% del totale costi, alla luce del costo medio di 440mila euro. Specialità con maggiore impatto economico sono Ostetricia e Ginecologia (21%), Ortopedia/traumatologia (12%), DEA/Pronto soccorso (11%) e chirurgia generale (10%).

Infezioni correlate all’assistenza

Lo studio di Marsh approfondisce anche le infezioni correlate all’assistenza (ICA). Un fenomeno in crescita (il 9% del costo totale dei sinistri, a fronte del 4,7% del 2012) con costi per singola pratica tra i più elevati (più di 142mila euro) e tempi di chiusura tra i più alti (3 anni, a fronte di un tempo medio di chiusura dei sinistri di 2,8 anni). Dall’analisi delle richieste di risarcimento per ICA emerge come il 34% delle infezioni denunciate porti al decesso del paziente. Le infezioni più frequenti sono quelle post chirurgiche, il 52% del totale. Rilevanti anche le infezioni sistemiche: incidono per il 10% del totale ma nel 69% dei sinistri portano al decesso del paziente; inoltre, presentano costo medio più alto (230mila euro) e il liquidato di punta (2 milioni e 200 mila euro) tra le infezioni nel campione di analisi.

Aggressioni al personale

Secondo lo studio Marsh, il 65% delle aggressioni coinvolge gli operatori sanitari. Nel 70% dei casi le aggressioni danno luogo a lesioni personali, nel 24% a danni a oggetti e nel 6% a decesso dell’aggredito. Gli eventi a maggior frequenza avvengono nell’Area di Salute mentale, 55% del totale sinistri per aggressione (al suo interno l’unità operativa di psichiatria, che da sola copre il 51% delle richieste di risarcimento totali). Seguono Emergenza Urgenza (12%) e area medica (10%). Sul piano dei costi, le specialità con costi medi più alti sono Reumatologia/Geriatria (215mila euro), Oncologia/radioterapia (111mila euro) e Psichiatria (73mila euro).

“Oltre alla sfera clinico assistenziale, altri elementi di criticità continuano a mettere alla prova la sicurezza delle Aziende Sanitarie e dei pazienti, come ad esempio la gestione dei rischi legati al personale e all’organizzazione del lavoro. In questa prospettiva” conclude Araldi, “l’implementazione di strategie e modelli di identificazione e mitigazione di tutte le esposizioni, insieme a una più profonda promozione della cultura del rischio, può essere la chiave per rafforzare la solidità di un settore da sempre vitale per il nostro Paese.”

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Redazione Insurzine

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