israele

Ribattezzato dagli addetti ai lavori “Il Paese degli Unicorni” per l’enorme quantità di imprese valutate oltre 1 miliardo di euro presenti sul territorio, Israele è anche uno degli ecosistemi insurtech più fertili al mondo. Basta dare un’occhiata ai numeri del settore. Nel 2022 gli investimenti insurtech in realtà israeliane – 438,8 milioni di dollari per 26 operazioni – hanno rappresentato il 5% degli investimenti insurtech globali. Un ecosistema che non rimane rinchiuso nel recinto di casa propria ma guarda oltre confine, agli Usa come da tradizione e ora anche ad Asia ed Europa. Promotore del settore locale è da anni InsurTech Israel, associazione che opera in quattro aree chiave: investimenti, consulenza, acceleratore e organizzatore di eventi. Uno di questi si è tenuto ad inizio settembre e ha visto la partecipazione di compagnie, insurtech e software vendor da tutto il mondo. “L’evento è stato un successo – afferma Kobi Bendelak, ceo di InsurTech Israel – Stiamo assistendo ad un grande movimento nell’ecosistema e ad una crescita organica di nuove startup”.

Kobi, l’ecosistema insurtech israeliano è tra i più dinamici al mondo. Qual è il volume degli investimenti registrato nella prima metà del 2023 e il numero di operazioni portate a termine? E quali sono le previsioni per la fine dell’anno?

Stiamo assistendo a nuovi ed enormi round di investimento nel nostro ecosistema provenienti da compagnie assicurative e vc di tutto il mondo e dall’ecosistema di investimento israeliano. Posso citare tre investimenti interessanti: i primi due sono di IAG, compagnia assicurativa australiana che ha investito in Ravin e Planck, il terzo è di Axa che ha scommesso in Air Doctor. Ne stanno arrivando altri, ma non possiamo ancora dirlo. Quello che ci aspettiamo è di avere nell’ultimo trimestre dell’anno un grande volume di investimenti. In sostanza, il 2023 sarà un buon anno per il settore insurtech israeliano. Non sarà come il 2021, ma andrà abbastanza bene.

Quali sono i motivi per cui il vostro ecosistema è così prolifico con le startup, in questo caso insurtech?

I motivi sono tanti. Prima di tutto Israele è una nazione startup. È più facile essere imprenditori qui e aprire una società. Inoltre c’è un importante mercato di venture capital. A Tel Aviv è presente un centro di aggregazione per i laboratori di innovazione. L’istruzione israeliana è molto buona. E poi c’è l’esercito. I soldati che stanno finendo il servizio militare e facevano parte dell’intelligence porteranno la loro exepertise nella società civile. Tutto ciò si applica anche all’ecosistema insurtech. Penso che il settore assicurativo debba risolvere i problemi con grandi idee. E gli israeliani sono molto bravi in questo e nell’implementazione della tecnologia. Inoltre, l’ecosistema insurtech israeliano è pieno di storie di successo come Lemonade, Hippo e Sapiens.

Dove vedi il maggior potenziale di crescita per il settore insurtech?

Più che potenziale parlerei di crescita. La prima è organica, con startup che nascono per risolvere un problema all’interno del settore assicurativo. La seconda vede protagoniste aziende mature di altre industrie che hanno scoperto che il settore assicurativo è un buon percorso di crescita per loro. Sono entrate nel nostro ecosistema facendolo diventare ancora più grande.

Per quanto riguarda le tendenze attuali, quali sono le più rilevanti per il settore assicurativo?

Ne cito tre. La prima è l’assicurazione parametrica: sta introducendo nuovi modelli e nuovi prodotti. La seconda è l’embedded insurance: è un nuovo canale di distribuzione e sta prendendo piede, soprattutto in Asia e in Africa. Ma lo vedremo presto, con numeri ancora più alti negli Stati Uniti e in Europa. L’ultima tendenza è l’intelligenza artificiale, una tecnologia che rivoluzionerà il mercato assicurativo.

Il vostro Global Summit si è recentemente concluso. Quali evidenze sono emerse?

Innanzitutto, l’appetito. C’è un grande desiderio da tutto il mondo di incontrarsi, di impegnarsi, di capire cosa stiamo vivendo qui. Erano presenti centinaia di compagnie assicurative da tutto il mondo, dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina, dagli Usa, dall’Europa per incontrare la startup. È stata una grande opportunità per noi, per farci conoscere. In secondo luogo, abbiamo visto che il settore assicurativo israeliano ha compiuto un grande passo in avanti. Potrà sembrare sorprendente, ma il settore assicurativo israeliano non era così coinvolto nell’ecosistema globale prima del Summit. Abbiamo visto un grande desiderio da parte del settore assicurativo di iniziare a implementare e adottare nuove tecnologie.

Tra i partecipanti del Summit c’era un’insurtech italiana, viteSicure. A tuo avviso si possono aprire maggiori sinergie tra il vostro ecosistema e quello italiano?

Ovviamente. Siamo stati molto orgogliosi di averli avuti qui al nostro vertice, e non sono gli unici. Avevamo alcune compagnie di assicurazione, alcuni investitori che venivano dall’Italia. Penso che abbiano fatto un ottimo lavoro qui. E siamo davvero orgogliosi di quello che stanno facendo. viteSicure ha partecipato al Summit e poi al nostro programma di accelerazione rapida globale. Il mercato assicurativo e insurtech italiano è davvero, davvero vicino a noi. E penso che l’ecosistema insurtech israeliano ha iniziato a capire che il mercato italiano è un’ottima piattaforma per crescere.

Nel vostro piano di azione c’è anche InsurTech Israel Investments, il vostro veicolo di investimento in startup insurtech. Quali sono le caratteristiche che deve avere un’azienda per suscitare il vostro interesse? Infine, pianificate investimenti in Italia?

Sì, la risposta è sì. Cerchiamo startup italiane, pensiamo davvero che l’ecosistema insurtech italiano sia molto interessante per noi. Siamo alla ricerca di startup in fase seed perché vogliamo essere coinvolti ed aiutarle a crescere. I nostri investimenti sono molto oculati e intelligenti. Siamo professionali in quello che facciamo, non abbiamo paura di investire in startup che sono appena nate.

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Andrea Turco

È il Direttore Responsabile di Insurzine.