stipendi

Nel 2024 i budget salariali dei dipendenti italiani cresceranno del 3,7%, dopo il picco registrato nel 2023. Sebbene quindi si tratti di un calo rispetto all’aumento medio effettivo del 3,9% nel 2023, è comunque al di sopra di quanto rilevato nel 2022 (+3,3%) e nel 2021 (+2,4%). A dirlo è l’ultima edizione del Salary Budget Planning Report di Wtw.

Secondo lo studio, la pressione inflazionistica è il principale fattore che influenza le modifiche ai budget salariali, citata da quasi tre quarti (70%) dei datori di lavoro italiani intervistati, seguita dalla preoccupazione per un eventuale irrigidimento del mercato del lavoro (53,8%). Altri fattori che spingono a modificare i budget salariali sono legati a una possibile recessione economica (22,1%), alle aspettative dei dipendenti (21,8%) e alla gestione dei costi (21,5%).

“Sebbene per il prossimo anno si prevedano aumenti retributivi inferiori al 2023, si tratta di una previsione ben al di sopra di quelle degli ultimi 10 anni. Questo dimostra che le aziende si stanno sforzando di rimanere competitive in un clima lavorativo instabile, sebbene la differenza tra crescita retributiva ed inflazione risulti ancora negativa: per assistere ad una crescita reale delle retribuzioni si dovrà aspettare il 2024”, ha dichiarato Edoardo Cesarini, amministratore delegato di Wtw. “Le aziende che hanno una chiara strategia retributiva e una buona comprensione dei fattori che la influenzano avranno più successo nell’attrarre e trattenere i dipendenti, stando al passo con un ambiente in evoluzione in cui le certezze del passato non sono più valide.”

Secondo l’indagine, attrarre e trattenere i dipendenti è ancora fonte di difficoltà per circa la metà delle aziende a livello globale (46%) e una percentuale leggermente inferiore prevede le stesse difficoltà i prossimi due anni (32%).

In risposta a queste continue pressioni, le organizzazioni stanno adottando misure per attrarre e trattenere i talenti. Più di un terzo (37%) ha aumentato gli stipendi e la stessa percentuale ha avviato una revisione completa delle retribuzioni per tutti i dipendenti. Altre misure adottate includono l’aumento dello stipendio base (36%), l’assunzione di persone in fasce salariali pertinenti (35%), aumenti mirati dello stipendio base (34%) e un maggiore utilizzo dei bonus di retention (27%).

Le aziende stanno intraprendendo anche altre azioni per attrarre e trattenere i talenti. Più della metà (58%) degli intervistati ha introdotto una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. Circa altrettanti (57%) hanno posto maggiore enfasi sulla Diversity, Equity and Inclusion. Il 41% degli intervistati ha inoltre intrapreso azioni per migliorare l’Employee Experience. Ulteriori cambiamenti includono la modifica dei benefit per la salute e il benessere dei dipendenti (35%), dei programmi di retribuzione (29%) e l’aumento delle opportunità di formazione (26%). Il 44% ha infine dichiarato di aver finanziato l’aumento della spesa per la retribuzione totale attraverso l’ottimizzazione dei premi (rispetto al 22% del 2022).

“Per attrarre e trattenere i talenti non basta un buono stipendio, e gli ultimi anni hanno spinto le aziende a essere più intraprendenti”, ha aggiunto Cesarini. “Dato che la forza lavoro diventa sempre più diversificata, esigente e dinamica, la chiave è capire le esigenze e preferenze specifiche delle persone, fornendo al contempo una employee experience distintiva e la possibilità di fare carriera all’interno dell’azienda”.

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Redazione Insurzine

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