La notizia del commissariamento della compagnia Eurovita e del successivo provvedimento dell’Ivass di congelare, al momento, i riscatti delle polizze sottoscritte dagli assicurati ha destato molto scalpore e generato del vero e proprio panico nel settore delle Polizze Vita , ma non solo. 

Si è scritto molto o forse troppo poco su questo tema anche perché una fase di commissariamento di una azienda assicurativa non è un percorso che tutti possono dire di avere gestito e sopratutto l’esito finale del percorso non sempre, o quasi mai purtroppo, è stato fausto. Per poter capire bene quello che sta accadendo in Eurovita e tracciare una linea su quello che potrebbe accadere voglio ripercorrere, in sintesi, la mia esperienza anche in questo specifico campo delle crisi aziendali e specificatamente nel commissariamento di compagnie assicurative per meglio delineare il contesto in cui si sta operando.  

Nel corso degli anni ho avuto modo di poter agire, in qualità di consulente incaricato con i commissari straordinari e provvisori (a seconda dei tipi di provvedimento Ivass) di tutte le criticità che il mercato ha potuto esprimere e mi riferisco alla Faro Assicurazioni di Genova, alla Progress Assicurazioni di Palermo, alla Novit Assicurazioni di Torino ed alla Ariscom Assicurazioni di Roma. Ognuno di questi commissariamenti ha avuto una origine e una causa diversa e per ognuno di questi è stato necessario agire ed intervenire con le più diverse soluzioni.

Il caso della genovese Faro assicurazioni

La Faro assicurazioni, compagnia che negli ultimi suoi anni puntò tutto (e male) sulla MedMal di cui ho gestito ben due commissariamenti, il primo che la portò ad essere salvata, il secondo che non riuscì a poterla sanare, fu posta in liquidazione coatta non solo per errori manageriali di sottoscrizione del rischio sanitario pubblico ma sopratutto per distrazioni del capitale e delle riserve sinistri posto in essere dagli azionisti che devastò l’azienda ed a cui è seguita poi una azione giudiziaria penale che ha portato alla condanna dei responsabili. 

Nel caso specifico tutte le azioni di riorganizzazione poste in essere lato sinistri e lato commerciale e sottoscrizione dei rischi non poté supplire alla mancanza di capitale, distratto dolorante come scoperto dopo una approfondita attività di intelligence interna e l’Ivass non poté di fronte a tanta criticità che non porre in Lca (liquidazione coatta amministrativa ndr.) la società, con il decreto dell’allora Ministro della Economia.  

Il caso della palermitana Progress Assicurazioni

La Progress Assicurazioni di Palermo, di proprietà al 100% della MiddleSea maltese ed attiva nella Rca andò in crisi e fu commissariata per evidenti e gravi errori manageriali legati alla apertura di Agenzie su territori ad elevato rischio sottoscrizione che, stante la obbligatorietà della emissione di polizze da circolazione stradale nel giro di un solo anno la portò al default per la elevata sinistrosità (anche molto anomala) e l’impossibilità per la capogruppo maltese di poterla ricapitalizzazione, pena il dissesto della stessa MiddleSea, peraltro società quotata alla borsa di Malta. 

Ivass dovette prendere atto, dopo un breve commissariamento, che era impossibile trovare acquirenti interessati e la Lca arrivò di conseguenza, quasi invocata dalla MiddelSea a sua stessa salvaguardia.

Il caso della torinese Novit Assicurazioni

La Novit Assicurazioni di Torino – anch’essa attiva nella Rca – e la relativa holding di controllo Sequoia, andarono in crisi sia per motivi di disorganizzazione interna sia per, anche in questo caso, errata gestione della raccolta Rca che su una società di capitale non elevato non gli permise di gestire una elevata sinistrosità con relative appostazioni di capitale alle riserve sinistri. Dopo un breve commissariamento ne segui la liquidazione coatta amministrativa.

In tutti i 3 casi sopra descritti gli interventi posti in essere, con l’arrivo del commissario straordinario o provvisorio, per riorganizzare la azienda, eliminare o abbassare i costi di gestione, riadeguare l’offerta commerciale dei prodotti in vendita, migliorare la gestione dei claims ed intervenire fortemente sulle frodi nei sinistri – sopratutto nel ramo Rca – non riuscì a riequilibrare l’azienda che a quel punto non diventava più appetibile per nessun compratore tanto era la compromissione del capitale e la elevata immissione di liquidità necessaria per farla ripartire. 

Il caso della romana Ariscom

Diverso è stato il caso della romana Ariscom, dove pur anche in questo caso con una molto critica situazione del capitale a seguito della nomina come commissario di Massimo Michaud, con lo stesso agimmo con elevata rapidità sulla riorganizzazione interna di tutti i settori aziendali, con una velocissima riduzione di tutti i costi di gestione ed una capillare quanto continua attenzione alla liquidazione dei sinistri che permise sia di mantenere, pur nel commissariamento in atto, tutta la rete commerciale dei broker ma che evitò di disperdere alla fine dell’anno 2017 il portafoglio che fu ampiamente rinnovato (dando carburante alla compagnia) permettendo di sanare gli squilibri che resero appetibile Ariscom ad un compratore americano, il Gruppo Argo che decise di acquistarla e quindi far sfumare un possibile quanto certo provvedimento di liquidazione coatta. 

In sostanza queste esperienze, qui brevemente riassunte anche se ognuna delle stesse ha evidenti complessità di gestione quotidiana sopratutto perché esiste sia la compagnia con i suoi dipendenti ma esistono anche i clienti assicurati che vivono il commissariamento come un evento pericoloso e traumatico lato fiducia e stabilità dell’emittente, come letto possono anche portare al salvataggio della società se ben gestite da chi ne ha l’incarico.  Nel caso di Eurovita siamo però di fronte ad una unica ed assoluta novità: i quattro casi visti prima erano legati a compagnie danni, anche Rca, qui siamo di fronte al ramo vita.

Cosa cambia? Penso possa cambiare tutto, e non al meglio.

Nei rami danni un commissariamento trova di fronte a sé aziende devastate organizzativamente, mal gestite, anche con frodi interne e non solo esterne ma pur nella devastazione (che non è assolutamente facile gestire) non esiste la causa peggiore è cioè il riscatto della polizza. Male che vada le polizze danni contratte non verranno rinnovate ma il premio incassato non può essere reclamato o riscattato dell’assicurato. 

Nel caso di Eurovita o comunque di una compagnia vita quello che in gergo chiamiamo, per la compagnia, il sinistro altro non è che il riscatto, anticipato o meno della polizza vita sottoscritta. Quello quindi in cui Eurovita, prima compagnia vita in assoluto commissariata in Italia, si trova a combattere è proprio l’elemento che ha costretto Ivass, sicuramente su input del commissario nominato, a dover applicare un provvedimento previsto dal codice delle assicurazioni, ma sconosciuto ai più che ritengo sarà la fonte di enormi problematiche, anche legali, da cui alle prossime settimane.

Bloccare per norma un riscatto di una polizza vita equivale a bloccare un conto corrente, e a memoria nessuna banca che ha avuto problemi negli ultimi anni, possiamo citare Monte dei Paschi, ha mai subito un provvedimento così drastico che porta o porterà quasi certamente a danneggiare l’aspetto commerciale (e reputazionale) della vendita di questi prodotti, nel tempo. Peraltro la complicazione che non è stata molto sottolineata in questi giorni riguarda anche la rete di distribuzione dei prodotti Eurovita, cioè le Banche.

I clienti che hanno acquistato polizze assicurative possono intraprendere azioni legali in caso di eventuali danni. La direttiva europea Idd sulla distribuzione di prodotti di investimento assicurativo, recepita nell’ordinamento nazionale anche tramite i regolamenti Ivass, stabilisce precisi obblighi per gli intermediari che distribuiscono tali prodotti finanziari in termini di informazioni fornite al cliente e adeguatezza in relazione al profilo di rischio. In caso di violazione di uno qualsiasi di questi obblighi da parte della banca venditrice, ci sarebbe un inadempimento contrattuale con conseguente obbligo per la banca di restituire la somma investita dal cliente. E, sembra, che alcune polizze emesse non abbiano all’interno della documentazione fornita al cliente chiare indicazioni circa la possibilità, remota ma esistente, che le stesse come è successo, potessero essere non riscattabili, a richiesta. I sottoscrittori potrebbero non saperlo o averlo mai saputo.

Ora, l’altro elemento che analizzando la vicenda necessita di essere meglio chiarito anche a favore degli assicurati e che appare abbastanza preoccupante è come mai il Fondo Jc Flowers, che già nel 2017 aveva venduto a Cinven la Eurovita si sia, inaspettatamente ritirato dal dossier che sembrava ormai portare ad un riacquisto della compagnia (sicuramente cambiata per via delle fusioni che Cinven via ha operato in questi anni con altre compagnie vita come Ergo Previdenza, Old Mutual fino a Pramerica Life) ed anche, e queste saranno sicuramente attività che il commissario sta già avviando, il perché Cinven, attuale azionista di controllo non voglia ricapitalizzazione, sanare e poi rivendere. Quale è la vera motivazione ? Questo è un elemento che lascia molto perplessi e apre spazi a molte domande.

Così come trovare un compratore ad un asset che si può essere riorganizzato con abbattimento di costi e miglioramento dei processi ma che manca di (molto) capitale che non potrà mai essere recuperato con le attività di gestione di cui sopra non è assolutamente, anche per il momento storico dei tassi, facile da attuarsi.

Il 31 di Marzo Ivass dovrà decidere cosa fare

Una proroga del commissariamento necessiterà un mantenimento del provvedimento di blocco dei riscatti, generando ancor più sfiducia sul mercato, anche perché se ciò non fosse certamente chi vuole e può riscatterebbe le polizze prosciugando di liquidità la compagnia, ma un commissariamento per la gestione provvisoria, se deciso, potrà essere fatto solo se si paleseranno compratori interessati che lo saranno se però lo stato dell’azienda sarà tale da poterne trarre profitto. Un cane che si morde la coda come si vede.

Atto finale una liquidazione coatta che comunque come in tutti I casi sopra visti potrà remunerare, in misura minore e secondo un riparto del passivo stabilito dopo però una lunga procedura, tutti gli interessati che non sono solo gli assicurati ma anche i fornitori ed altri, senza dimenticare però che l’azienda è fatta anche di dipendenti che, purtroppo, come accaduto nei casi precedenti, andranno a subire anch’essi pesantemente le conseguenze del default. La speranza è che si possa addivenire ad una soluzione positiva, non è un percorso facile facendo memoria delle esperienze passate, ma quello che comunque, alla fine del percorso dovrà poi emergere è perché si sia arrivati a questa situazione. Le responsabilità, comunque, se ci sono (come ci sono) le vedremo alla fine.

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Marco Contini

Insurance Expert in Reorganization and Corporate Restructuring Expert in Underwriting, Claims, Marketing Distribution, Insurtech , Business Advisor per M&A, Blockchain