cambiamento climatico, WTW, report 2022

L’impegno in materia di politiche ambientali tra i Paesi in via di sviluppo è più forte rispetto a quello degli Stati che dipendono dagli introiti di combustibili fossili. È quanto emerge dalla nuova indagine “Political Risk Index 2022” di Oxford Analytica e WTW. Il report ha identificato tre fattori che caratterizzano le diverse valutazioni assegnate: vulnerabilità ( i governi dei paesi in via di sviluppo con una maggiore vulnerabilità agli impatti del cambiamento climatico sembrano mostrare un maggiore impegno nelle politiche di riduzione delle emissioni), forza dello Stato ( i Paesi con un apparato pubblico più efficiente sembrano mostrare un maggiore impegno nelle politiche ambientali) e introiti da petrolio e gas ( i Paesi che guadagnano di più dai combustibili fossili sembrano mostrare un impegno minore nei confronti della tutela del clima).

Tra i 62 Paesi e territori valutati nel report, i governi di Bangladesh, Malesia, Filippine, Cile e Senegal si sono rivelati quelli che danno maggiore priorità al contrasto del climate change. Ciascuno di questi ha totalizzato quattro punti su cinque dell’indice. Al contrario Libia, Turkmenistan e Myanmar ne hanno ottenuto uno solo, che corrisponde a un peso minimo o nullo assegnato agli obiettivi climatici. Tutti gli altri Stati oggetto della ricerca ne hanno ottenuto due o tre punti.

Le evidenze emerse

Esaminando le diverse regioni del mondo, i governi dei paesi in via di sviluppo di Africa e Asia sono in testa per quanto riguarda l’impegno sul clima. Molti Paesi asiatici hanno governi relativamente forti ed efficaci e tendono ad avere politiche ben strutturate e apparati burocratici capaci di metterle in pratica. Due esempi sono la Malesia e la Cina, che hanno ottenuto un punteggio elevato in virtù dei loro piani di transizione ecologica ben sviluppati.

Le valutazioni degli esperti per molti Paesi africani, tra cui Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Marocco, Mozambico, Uganda e il Senegal, che ha ottenuto il massimo punteggio, sono state superiori alle previsioni statistiche.

“Il clima è sempre stato un fattore di rischio politico – ha commentato Roberto Curridorihead of credit & surety di WTW – In casi estremi l’accesso al cibo e all’acqua vengono utilizzati come armi per ragioni politiche. Comprendere la vulnerabilità di un Paese agli shock climatici sarà sempre più importante per gli investitori. In Mali, Niger e Burkina Faso, per esempio, il clima sempre meno prevedibile e l’aumento dei prezzi alimentari globali stanno contribuendo all’insicurezza alimentare in regioni già inclini alla violenza”.

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Redazione

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