Yolo, insurtech, borsa

Bisogna essere coraggiosi. Questo è il messaggio che Yolo ha voluto dare lo scorso 5 agosto 2022 quando è sbarcata su Euronext Growth Milan. “Una data sicuramente da ricordare per il mondo insurtech italiano ed europeo. Ora guardiamo al futuro con grande ottimismo” ha affermato Simone Ranucci Brandimarte, presidente e co-founder di Yolo Group, in un’intervista esclusiva concessa ad Insurzine in cui racconta gli obiettivi dell’insurtech milanese che si è appena quotata in borsa.

È ormai passato un mese dal 5 agosto 2022. Ad oggi quali sono le emozioni dopo il vostro ingresso a Piazza Affari e quali gli obiettivi che la vostra realtà mira a raggiungere attraverso i nuovi capitali che otterrete grazie al vostro ingresso in Euronext Growth Milan?

L’emozione è già passata e tutti i sentimenti di adrenalina si sono già esauriti molto velocemente.  Oggi il nostro focus è sul delivery e sul lavoro; in particolare sull’execution del nostro piano industriale, che è importante e ambizioso in termini di crescita. I capitali che abbiamo raccolto saranno impiegati per sviluppare gli asset tecnologici di gruppo, per aumentare il nostro network distributivo, per consolidare la nostra presenza in Italia e sviluppare quella internazionale. Infatti, Yolo ha creato degli asset a livello tech e di network distributivo nel corso degli anni che ci danno un vantaggio competitivo rispetto al mercato di vari anni. Un vantaggio che personalmente definisco “First-Mover Advantage”. Ora l’obiettivo è consolidarlo e allungarlo nel tempo.

5 anni di Yolo. Dal 2017 ad oggi la vostra realtà ha continuato a crescere.

Dalla data di creazione dell’azienda nel 2017 al 2018, anno in cui abbiamo iniziato le operations e la vendita di prodotti assicurativi, abbiamo finanziato le attività di Yolo tramite una serie di equity round nei quali sono entrati nuovi azionisti che da una parte hanno portato capitale e dall’altra hanno portato capacità, risorse ed esperienza per consentire a Yolo di continuare a crescere. In termini temporali, è entrato Primo Ventures, che ci ha affiancato come venture capital. A seguire hanno fatto il loro ingresso in Yolo come azionisti il Gruppo Mansutti, Net Insurance, Be Shaping the Future e Crif. Last but not least sono saliti a bordo quelli che, ad oggi, sono i due azionisti principali della nostra realtà e che hanno supportato lo sviluppo di Yolo e mi riferisco al Gruppo Intesa (2019) e al Gruppo Generali (2021).

Spesso quando si parla di insurtech in Italia si parla anche di formazione. Quanto è difficile trovare persone competenti in questo settore per una società come Yolo? Come si potrebbe rendere questo mercato più attrattivo per i giovani?

Yolo è un centro di eccellenza dal punto di vista di formazione insurtech. Questo non lo dico io, ma lo afferma il mercato. Infatti, dalla nostra realtà sono passate numerose persone che oggi ricoprono ruoli importanti lato insurtech nel mondo assicurativo. Evidentemente siamo molto attrattivi, quindi da una parte è facile per noi reperire talenti che vogliono crescere nel settore dell’innovazione assicurativa, dall’altra è anche facile perderli proprio per l’attrattività che il team Yolo ha nel settore assicurativo. In generale, quando si parla di competenze tecnologiche in Italia è complicato. È difficile disporre di risorse tech sufficienti, se poi guardiamo all’insurtech è ancora più difficile perché oltre alle competenze tecnologiche servono anche quelle tipiche del mercato insurance.  Quindi sostanzialmente non ci sono profili disponibili, ma vanno formati all’interno delle aziende. Yolo è un polo insurtech che non solo crea tecnologie ma crea anche competenze. Come realtà formiamo e investiamo enormemente nelle nostre risorse, anche per garantire un ottimo servizio ai nostri clienti e partners. Per Yolo la formazione è “core business”. In questo ambito Italian Insurtech Association (IIA) che presiedo è fortemente impegnata nella creazione di competenze insurtech con due master l’anno e diversi corsi di formazione. Onestamente auspico che ci siano sempre più corsi di formazione e percorsi di studi universitari che siano in grado di creare competenze insurtech e sono molto contento di vedere che negli ultimi due anni anche gli atenei italiani sono molto impegnati nell’offrire percorsi di studio che vedono l’insurtech come centrale. Quindi è vero che oggi in Italia c’è un problema di competenze nell’ambito dell’innovazione assicurativa, però sono convinto che nei prossimi anni il tema sarà indirizzato.       

Qual è stata l’opportunità che ha accelerato il percorso della vostra insurtech?

Sicuramente è stata la digital bancassurance a fare la differenza per Yolo. La chiave è stata comprendere che le banche dovevano iniziare pesantemente a distribuire polizze digitali. Gli istituti di credito che avevano ormai online tutta la propria customer base non potevano più esimersi dal fornire ai loro clienti prodotti assicurativi full digital. Quindi questa intuizione ci ha permesso di costruire un percorso che oggi ci vede come il principale abilitatore di servizi assicurativi digitali in Italia e all’estero. Sul settore banche Yolo è leader europeo.

Il futuro dell’insurtech in Italia da qui al 2030?

La caratteristica base dell’insurtech, laddove ancora qualcuno non lo avesse capito, non è trasferimento di valore dall’analogico al digitale, ma l’aumento del mercato assicurativo che grazie all’innovazione digitale diventa più pervasivo e quindi aumenta la sua penetrazione e cresce. Le evidenze emerse dalle ricerche di settore prevedono al 2030 un raddoppio in termini dimensionali del mercato assicurativo italiano rispetto al 2020 proprio perché il nostro mercato è sotto penetrato rispetto agli altri Stati europei. Inoltre, in questo raddoppio il portfolio di offerta cambierà radicalmente e ci saranno delle aree che perderanno rilevanza, come ad esempio l’Rc Auto, a favore di altre aree in grandissima crescita. Per i prossimi anni io prevedo un mercato più grande e molto digitalizzato dove circa l’80% dei prodotti passeranno attraverso piattaforme tech (quello del 2020 era poco più del 20%) con un ruolo centrale di alcuni poli di aggregazione insurtech che avranno un ruolo fondamentale sia nella gestione dei premi sia nella gestione dell’innovazione. Ecco, Yolo sarà uno di questi poli insurtech che gestirà gran parte del traffico in termini di premi. Infine, secondo la mia visione è fondamentale che in Italia si facciano gli investimenti necessari per far in modo al 2030 si possa cogliere questa enorme opportunità e per impedire che questa venga persa in favore di player internazionali, come è già avvenuto in altre aree tech. In questa logica, serve più determinazione, ma serve anche più coraggio e la quotazione di Yolo ha dimostrato che si può avere coraggio.

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Francesca Ghisi

Classe 1994, laureata in Giurisprudenza è esperta in Bancassurance e Diritto Comparato.