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La seconda edizione di I-Tech Innovation, la call per startup lanciata da Crif e Fondazione Golinelli, ha superato i risultati attesi: sono infatti state 247 le candidature valide pervenute a fronte delle 207 dello scorso anno (+19%).

Il totale delle candidature sale addirittura a quota 423 se si considerano anche quelle non ritenute complete. Complessivamente il 58,5% dei team candidati arriva dal nord Italia (nello specifico il 22% dall’Emilia-Romagna e il 20% dalla Lombardia); il 14% dal Centro Italia e quasi il 12% dal Sud e dalle Isole; infine, il 15,5% dei team proviene dall’estero.

Per quanto concerne le tre verticali principali nelle quali si articola la call, sono state raccolte: 98 candidature in ambito Life Science&Digital Health, 45 nel settore FinTech&InsurTech e 54 nel segmento AgriTech&FoodTech: Le due nuove verticali sperimentali, Industry 4.0 e Social Impact, hanno rispettivamente totalizzato 33 e 17 candidature. Il 53% di questi team è già costituito come start-up innovativa, il 15% assume altre forme societarie mentre il 4,5% delle candidature coinvolge spin-off universitari.

La seconda edizione proseguirà nei prossimi mesi con la valutazione dei team candidati. Il processo si concluderà il prossimo 10 ottobre con la selezione di 16 startup. I team selezionati accederanno al programma di accelerazione G-force che si svolgerà prevalentemente presso Boom, knowledge e innovation hub di CRIF che verrà inaugurato negli ultimi mesi dell’anno a Osteria Grande, alle porte di Bologna.

“Fondazione Golinelli non si fermerà all’azione di investimento in quattro nuove startup che saranno selezionate in ambito Life Science, aggiungendosi alle 18 già accelerate nei tre anni precedenti – ha affermato Andrea Zanotti, presidente di Fondazione Golinelli – L’attenzione crescente attorno alla nostra iniziativa ci spinge a supportare l’ecosistema dell’innovazione italiano lavorando in stretta sinergia con le università e i centri di ricerca, creando una rete di relazioni nazionale – e in prospettiva internazionale – nell’intento di mantenere vivo un ordito di eccellenze dialoganti tra loro. Troppo forte è la tentazione di alcuni territori che in nome dell’attrattività di talenti e dell’occupabilità (solo) nei propri confini, si prodigano in politiche a carattere esclusivamente locale mettendo in competizione distretti e “valley”: i quali, spesso, per quanto supportati da interventi di carattere pubblico, non raggiungono comunque dimensioni sufficienti per rappresentare dei veri campioni a livello internazionale. La competizione è positiva perché rappresenta un criterio irrinunciabile di selezione tra il “grano e la pula”: ma per il sistema Italia, la cooperazione tra i distretti, i tecnopoli, le agenzie per lo sviluppo, le università, gli incubatori e l’insieme del mondo degli investitori professionali è tuttavia assolutamente necessaria. Tutti questi attori dovrebbero dialogare di più per favorire la nascita di un numero maggiore di reti e cluster nazionali – certo settoriali, ma trasversali e interregionali – di cui già peraltro ci sono interessanti ed efficaci esempi. In un Paese come il nostro dove non esistono le grandi concentrazioni è necessario produrre aggregazione: nessuno può farcela da solo o illudersi che esistano luoghi elettivi e privilegiati rispetto ad altri per fare innovazione. Ogni territorio ha il proprio genius loci che va messo in relazione con la straordinaria ricchezza e varietà che contraddistingue l’intero tessuto connettivo italiano» dichiara

“Il successo del programma di accelerazione che abbiamo sviluppato insieme a Fondazione Golinelli – ha aggiunto Loretta Chiusoli, group chief hr and organization officer di Crif – rappresenta anche un ulteriore step, concreto e molto positivo, volto alla costruzione di un ricco e dinamico ecosistema di startup per Boom”.

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Redazione

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