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Nel 2022 i salari dei lavoratori dipendenti italiani cresceranno del 2,5%, un incremento pari a quello degli ultimi tre anni che conferma una fase di rallentamento nel mercato del lavoro. Tenendo in considerazione l’incidenza del tasso di inflazione, nel 2021 la crescita retributiva reale è stata dell’1,4%, in diminuzione rispetto al 2,6% del 2020, ma comunque tra i più alti in Europa occidentale. Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono dall’Osservatorio sulle politiche retributive di WTW.

Le evidenze emerse

Per il 2022 la situazione è radicalmente mutata: la guerra che ha fatto impennare i prezzi di gas e petrolio e peggiorato le condizioni di approvvigionamento delle materie prime ha accelerato la retromarcia dell’economia e l’inflazione – che a marzo è salita al 7%, toccando nella media del primo trimestre il livello più alto dal 1991 – sta intaccando il potere d’acquisto dei consumatori così come il potere reale delle retribuzioni. Quasi l’80% delle aziende partecipanti alla ricerca di WTW non ha adottato al momento alcuna azione specifica di ulteriore aumento retributivo a seguito dell’ accelerazione dell’inflazione e solo una limitata percentuale ha pianificato interventi straordinari per il secondo o terzo trimestre dell’anno in corso: complessivamente quindi il 38% delle aziende rispondenti ha adottato o prevede di adottare nel corso del 2022 uno o più interventi straordinari di incremento retributivo finalizzati alla gestione della crescita del costo della vita. 

In questo quadro generale dove circa 6 aziende su 10 restano ferme sugli incrementi retributivi messi a budget nel terzo quadrimestre del 2021, c’è una fascia ristretta di aziende che per essere maggiormente competitive sul mercato del lavoro e coprire almeno parzialmente l’incremento dell’inflazione, hanno deciso di aumentare il budget degli incrementi retributivi nel 2022: il 25% delle aziende più competitive ha rivelato aumenti tra il 3,4% per i Dirigenti e il 3,6% per gli Impiegati.

Inoltre, l’Osservatorio ha evidenziato che anche gli aumenti medi nominali erogati nel corso del 2021 si inseriscono in un quadro di continuità rispetto agli anni pre-pandemia. L’Italia, con il 2,4%, si colloca praticamente a metà tra i due paesi che riflettono in Europa i poli estremi di crescita: il più basso con la Svizzera che registra gli aumenti retributivi medi nominali dell’1,9% e il più alto con l’Inghilterra che registra il 2,7%. 

La percentuale di crescita italiana nel 2021, al netto dell’inflazione, è stata quindi la seconda più alta del panel dei paesi europei occidentali, pari all’1,4%. Tassi di crescita superiori all’1% sono stati registrati anche in Spagna, Portogallo e Regno Unito, mentre i livelli percentuali scendono sotto l’1% in Germania, Belgio, Francia e Svezia. La Svizzera mostra il dato di tasso di inflazione più basso e quindi la crescita reale delle retribuzioni è stata di fatto la più alta tra i paesi considerati, arrivando all’1,6%, sorpassando di un 1% l’Olanda, che si attesta quindi in termini di crescita reale allo 0,6%, una delle più basse registrate in Europa. 

“Veniamo da anni di crescita retributiva contenuta e lineare, a fronte di un tasso di inflazione basso, dove assistiamo a un aumento fisiologico delle retribuzioni dovuto principalmente a scatti di anzianità e aumenti contrattuali, mentre viene lasciato poco spazio al riconoscimento economico del merito”. – dichiara Edoardo Cesarini, Amministratore Delegato di WTW – “Ora però questo modello lineare è messo in crisi dalla crescita imprevista del tasso di inflazione e se questo continuerà a crescere, anche le retribuzioni subiranno profonde conseguenze”. 

Guardando alle diverse aree organizzative delle aziende, la funzione IT si conferma in testa per livelli retributivi, ottenendo il 10,4% dell’allocazione retributiva complessiva, mentre la filiera e la logistica, nonostante costituiscano in media il 12,4% dell’organico, si vedono allocato il 10,1%. Particolarmente positivo il rapporto per la funzione vendite, che si colloca al quinto posto per organico ma al secondo per allocazione retributiva.

Prendendo in considerazione i diversi settori di attività, per il 2022 si prevede una crescita superiore alla media per il settore di punta, il Retail (3%) che conferma il proprio trend di crescita degli ultimi tre anni, mentre il Largo consumo si conferma – in fatto di aumenti retributivi- il settore ciclico per eccellenza (allineato alla media generale). 

Il settore che si discosta nettamente dal trend generale è il Technology, che registra aumenti 2022 che sfiorano il 3,5% per tutte le categorie contrattuali. Il settore farmaceutico è rimasto conservativo e non ha previsto, né prevede per il 2022 alcun aumento retributivo ad hoc per contrastare gli attuali livelli di inflazione: negli anni scorsi è stato colpito dalla pandemia e molte aziende, come anche nel settore alimentare, già dal 2020 hanno implementato riconoscimenti straordinari. 

“Notiamo che le aziende che vogliono ottenere un buon livello di competitività sul mercato del lavoro, sono disposte a incrementare le retribuzioni, fino a un punto percentuale, che è un livello molto elevato, il più alto che osserviamo da tanti anni. È interessante rilevare in particolare come il FinTech, settore che sta affrontando una criticità nel reperire risorse con le necessarie competenze digitali e di processo, offra un aumento medio sensibilmente più alto dei settori affini del Bancario e dell’Assicurativo” – aggiunge Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di WTW – “Questo indica che i settori che richiedono figure altamente specializzate stanno proseguendo la transizione da un approccio pay-for-perfomance a uno pay-for-skill”. 

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Redazione

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