resilienza climatica

Una quantità crescente di eventi meteorologici avversi sta influenzando negativamente il settore assicurativo e ci si aspetta che l’industry incrementi la protezione e la prevenzione contro i danni futuri. Ad oggi, infatti, solo l’8% delle compagnie può essere considerata “front runner” o “resilience champion”, ovvero in possesso di una governance solida, avanzate capacità di analisi dei dati, una forte attenzione alla prevenzione dei rischi e in grado di promuovere la resilienza attraverso strategie di underwriting e investimento. A dirlo è il World Property and Casualty Insurance Report, pubblicato da Capgemini ed Efma.

I danni del cambiamento climatico

Secondo la ricerca, a livello globale, le perdite economiche causate dal cambiamento climatico sono aumentate del 250% negli ultimi trent’anni. Non stupisce quindi che il 73% degli assicurati consideri il cambiamento climatico una delle principali fonti di preoccupazione. Una preoccupazione condivisa dal 40% delle compagnie. Il report ha evidenziato che negli ultimi 30 anni le catastrofi naturali hanno provocato un aumento delle perdite assicurate di ben 3,6 volte, mentre l’aumento di quelle non assicurate è stato di 2 volte.

Per passare dalle parole ai fatti in materia di resilienza climatica, l’industria assicurativa deve rivedere i propri modelli di business e trovare un equilibrio tra prevenzione e gestione del rischio. I risultati del report suggeriscono la necessità di sviluppare un “framework di resilienza climatica” per costruire le competenze richieste da uno scenario di rischio in continuo cambiamento. Il report consiglia, inoltre, alle compagnie di riconsiderare gli attuali modelli di valutazione del rischio, di implementare la prevenzione del rischio su larga scala e di promuovere strategie di investimento e di underwriting sostenibili, andando oltre le semplici attività di esclusione e disinvestimento, per poter così creare un ecosistema di resilienza.

Secondo Capgemini ed Efma, le compagnie indicate come “resilience champion” sono identificabili secondo alcuni elementi ben distinti: l’82% ha nominato un chief sustainability officer o figura equivalente; quasi il 77% ha integrato dati sul rischio climatico nei propri prodotti e servizi; circa il 60% è in una fase avanzata di implementazione di modelli di pricing basati sul machine learning e circa il 53% sta utilizzando nuove fonti di dati sui rischi, tra cui dati satellitari, sensori remoti, stazioni meteorologiche, geo-dati, dati provenienti dai social media, modelli Esg e livelli delle acque per offrire informazioni più accurate, granulari e in tempo reale.

“L’impatto del cambiamento climatico sta costringendo le compagnie assicurative a intervenire e a svolgere un ruolo di primo piano nella mitigazione dei rischi – ha dichiarato Matteo Bonati, insurance director di Capgemini in Italia – Le compagnie che danno la priorità alla sostenibilità saranno in grado di prendere decisioni di business intelligenti e di lungo periodo, con un impatto positivo sulla loro rilevanza e crescita futura. È fondamentale abbinare il trasferimento innovativo dei rischi con la prevenzione degli stessi, oltre a individuare l’accountability all’interno di un executive team al fine di garantire che gli obiettivi da raggiungere siano prioritari”.

Come diventare un “resilience champion”

Il report si conclude con l’indicazione di tre azioni chiave necessarie per alimentare i percorsi di resilienza climatica all’interno delle compagnie. In primo luogo, le compagnie devono incorporare la resilienza climatica nella propria strategia di sostenibilità aziendale, assegnando ai dirigenti senior azioni strategiche per assicurarne ownership e accountability. In secondo luogo, le imprese del settore devono ridefinire il loro approccio di innovazione per colmare il divario tra gli obiettivi a lungo termine e la pianificazione a breve termine, integrando la resilienza nella loro catena del valore. Infine, le compagnie devono ridisegnare la strategia focalizzandosi sull’innovazione di prodotto, customer experience e corporate citizenship, attraverso l’integrazione di tecnologie come internet of things, cloud, intelligenza artificiale, machine learning e quantum computing.

“Nonostante la maggior parte delle compagnie assicurative riconosca l’impatto del cambiamento climatico, c’è ancora molto da fare in termini di azioni concrete per sviluppare strategie di resilienza climatica – ha affermato John Berry, Ceo di Efma – Dal momento che i clienti prestano un’attenzione sempre maggiore all’impatto del cambiamento climatico sulle loro vite, le compagnie devono impegnarsi nel combatterlo, facendo evolvere la propria offerta per promuovere il ruolo cruciale della sostenibilità e rimanere competitive in un mercato in continua trasformazione”.

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Redazione

La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech