cachet, insurtech

In Italia sono 570 mila, soprattutto uomini di età compresa tra i 30 e i 49 anni. In tutta l’Ue stima la Commissione europea, ce ne sono 28 milioni distribuiti su più di 500 piattaforme di lavoro digitali. Sono i gig workers, i lavoratori delle piattaforme, un mercato che nel solo 2020 ha generato qualcosa come 20 miliardi di euro. Questi lavoratori sono sotto tutelati, tanto che la Commissione europea nel dicembre del 2021 ha proposto una direttiva per migliorare le condizioni del lavoro mediante piattaforme digitali. Ai gig workers si rivolge anche l’insurtech estone Cachet. La società con sede a Tallin ha recentemente raccolto 5,5 milioni di euro per espandere in tutta Europa le i suoi servizi assicurativi rivolti ai lavoratori delle piattaforme. Il round è stato guidato da Truffle Capital con la partecipazione di Uniqa Ventures e dell’investitore esistente Icebreaker.vc.

Fondata nel 2018 da Hedi Mardisoo e Kalle Palling, Cachet fornisce ai conducenti di piattaforme di ride-hailing un’assicurazione auto su richiesta che tiene conto delle ore guidate sulle piattaforme, piuttosto che costringere i conducenti part-time a pagare l’intero prezzo dell’assicurazione mensile. L’azienda raggiunge questo obiettivo aggregando e arricchendo i dati cross-market dalle piattaforme per fornire una visione unica del lavoro effettivo dei gig worker e consentire alle compagnie assicurative di vendere coperture personalizzate a prezzi migliori. Oggi, Cachet è già utilizzata dai conducenti di piattaforme di ride-hailing come Uber, Bolt e Yandex.Taxi. La società opera in Estonia, Lettonia e Polonia, e serve anche clienti nel Regno Unito, Lituania e Finlandia. Recentemente ha lanciato anche un servizio assicurativo dedicato ai riders dei servizi di delivery.

“Siamo stati coinvolti in discussioni a livello di UE per regolamentare il lavoro in piattaforma e c’è un impulso a risolvere i problemi riclassificando i lavoratori in piattaforma come dipendenti – afferma Hedi Mardisoo, co-fondatore e Ceo di Cachet – Ma è probabile che l’uso del vecchio pensiero per risolvere nuovi problemi comporti il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca. Invece, pensiamo di poter usare la tecnologia per risolvere i problemi causati in parte dalla tecnologia. In questo modo, possiamo mantenere la flessibilità e la libertà dell’ecosistema di lavoro della piattaforma, riportando il gig worker al centro”.

In una nota, Cachet ha affermato che presto i nuovi piani assicurativi dell’azienda includeranno anche Rc, copertura sanitaria e infortuni per i gig workers. Nei piani futuri della società è presente anche lo sviluppo di un modello di assicurazione della flotta basato sui dati.

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Redazione

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