La visione degli Executive sui rischi futuri

Incapacità di far leva su data analytics e big data, incertezze lungo la supply chain, minacce informatiche, cambiamenti normativi e resilienza al cambiamento. Questi sono i primi cinque rischi futuri che preoccupano gli executive italiani intervistati nella survey annuale condotta da Protiviti in collaborazione con l’Università della North Carolina. Sono stati intervistati più di 1.450 executive (amministratori delegati e direttori) in tutto il mondo provenienti da vari settori industriali. Oggetto dell’analisi sono stati i rischi macroeconomici, strategici e operativi percepiti come maggiormente rilevanti nel breve (12 mesi) e nel lungo periodo (10 anni). Tutto questo in un contesto che muta rapidamente con eventi drammatici come la crisi in Ucraina.

Anra Protiviti ne hanno discusso nel corso del webinar “La visione degli Executive sui rischi futuri” che è andato in scena il 28 marzo. L’evento moderato da Carlo Cosimi (presidente Anra) ha visto tra gli ospiti Guido Zanetti (managing director di Protiviti Italia), Crina Hirnia (associate director di Protiviti Italia), Patrizia Giangualano (governance and sustainability advisor e indipendent director) e Massimo Niccolai (partner e risk manager F2i).

Ad aprire i lavori è stato Carlo Cosimi che ha ricordato come negli ultimi anni le aziende stiano assistendo a rischi sistemici. “I rischi sistemici che le varie realtà aziendali si stanno trovando ad affrontare sono sempre maggiori e, molto spesso, si manifestano contemporaneamente anche se sembrano non correlati. Come, per esempio, il rischio pandemico e il rischio guerra che stiamo vivendo. Tutto questo impatta sulla business continuity delle nostre aziende azionando delle correlazioni con i rischi delle catene di fornitura creando a sua volta grande volatilità sul piano economico e finanziario e grandi impatti politico-sociali. Come Risk manager – ha proseguito Cosimi – Ci troviamo sempre di più al centro delle decisioni di governance. Occorre comprendere i dati emersi dalla Survey di Protiviti per costruire la resilienza ai rischi di domani”.

I dati della Survey

A commentare i dati della Survey è stata Hirnia che ha sottolineato come la questione Russia-Ucraina non sia stata oggetto dell’indagine. “Il quadro del 2022 che emerge dalla Survey riconferma in realtà le preoccupazioni emerse nella precedente edizione – ha spiegato Hirnia – Mentre emergono nuove priorità legate alla gestione del capitale umano e alla gestione del mercato del lavoro. Questi top risk sono stati accentuati dal contesto pandemico. Diversità, inclusione ed equità in ambito sociale è un tema nuovo ed emergente perchè impatterà sempre di più nelle politiche aziendali. In un mondo sempre più interconnesso e digitale le preoccupazioni sull’uso di dati e tecnologie preoccupa gli executive. Dai risultati, invece, non compaiono fattori di rischio legati al cambiamento climatico. Questi emergono solo per alcune industry. In Italia gli executive non ritengono preoccupanti i rischi legati alle restrizioni correlate alla pandemia. Invece, uso dei dati e progressione della tecnologia, supply chain, cambiamenti normativi e cultura aziendale preoccupano molto.”

Crisi Russia-Ucraina e i nuovi rischi

La tavola rotonda moderata da Zanetti ha avuto come tema l’attualità e, nello specifico, i rischi che la crisi Russia-Ucraina sta facendo emergere. “L’evoluzione e l’incertezza non riguarda solo la durata, ma anche le possibili escalation militari – ha affermato Cosimini- La Russia è stata bloccata dal sistema sanzionatorio internazionale. Come Italia ci siamo trovati particolarmente esposti, in quanto molte aziende del nostro Paese dipendevano da un solo mercato, quello russo, e questo è sempre di più avvertito come una grande criticità. Questa è anche una cyber war, quindi anche i rischi cyber non sono da sottovalutare, ma molto dipenderà dalla durata del conflitto”.

“La crisi pandemica ci ha insegnato ad analizzare lo scenario dei rischi nella sua maggiore complessità – ha affermato Giangualano iniziando il suo intervento – Il nostro Paese si è trovato esposto al rischio di una crisi di pandemica pur essendo privo di strategie di mitigazione rispetto a quest’ultima. Questo nelle imprese ha rafforzato l’idea di rafforzare gli scenari ed a iniziare a valutare più attentamente le criticità geopolitiche. Ora le aziende più piccole e non quotate hanno iniziato a trattare il tema di diversificazione del rischio. Credo che la guerra non abbia fatto altro che accentuare una tendenza, che andrà sviluppata, di diminuire la nostra resistenza al cambiamento in relazione ai nostri modelli di business e redditività”. Secondo Giangualano le aziende più piccole stanno iniziando a reagire in modo molto più veloce e più forte davanti ai cambiamenti e ai nuovi rischi, il tutto in una logica di collaborazioni”.

La parola è poi passata a Niccolai che affrontando la questione Russia-Ucraina ha ribadito come gli impatti dello scenario di guerra sono molteplici sul fronte economico partendo dalle questioni materie prime, energia e gas. “Lo scontro riduce le relazioni commerciali tra Italia e Russia e questo molto probabilmente porterà a un rallentamento della crescita nel 2022. Occorre tenere in considerazione anche il fenomeno migratorio in atto. I settori industriali devono pensare in un’ottica di diversificazione, nel senso che anche per un player come F2i la diversificazione di portafoglio è fortemente mitigante in scenari di questo tipo. Se parliamo di opportunità, al momento il focus è la transazione energetica. Al di là dello scenario di breve termine dove si sta cercando di porre rimedio a una situazione di emergenza, nel medio termine potrebbero configurarsi importanti occasioni sulle energie rinnovabili ad esempio. Come investitori bisogna essere pronti”.

I rischi legati sostenibilità ambientale

Come è emerso dallo studio, il problema legato al rischio legato al cambiamento climatico non viene particolarmente percepito dagli executive. “Il tema del climate change è un argomento che deve essere veramente esaminato a livello generale e rispetto al quale anche Stati e Governi dovranno fornire delle linee guida. Questo questo viene fatto dal Pnrr – ha affermato Giangualano – Oggi le grandi aziende già pubblicano annualmente una relazione sul cambiamento climatico e questo è fondamentale per la governance aziendale”.

Dall’indagine è emerso che la resistenza al cambiamento è un problema centrale relativamente alla gestione dei rischi futuri. “Qualsiasi volta qualcosa che in un’impresa è dato per consolidato viene messo in discussione emerge un problema: quello della resistenza al cambiamento – ha spiegato Niccolai – Quest’ultimo impatta sull’efficienza e l’efficacia dei processi e si riflette anche su quello che chiamiamo clima aziendale. La gestione dei rischi legati alla resistenza al cambiamento è centrale nel nostro Paese”.

Sul tema della risk culture è intervenuto anche Cosimini ribadendo che bisogna porre maggiore attenzione a questo tema in Italia. “Le minacce informatiche sono in netta crescita e il conflitto sta aumentando questi rischi – ha affermato Cosimini – La digitalizzazione delle aziende comporta la necessità di irrobustire le linee di difesa. Sia quelle tecniche sia quelle organizzative. La formazione deve essere continua così come lo deve essere sia la diffusione della cultura della sicurezza informatica sia il ricorso alle coperture contro i rischi cyber”.

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Redazione

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