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Le aziende italiane dimostrano ampia conoscenza del rischio cyber ma risultano ancora impreparate nell’adozione di piani di risk mitigation, nella promozione di progetti di formazione interna e nell’investimento dei budget aziendali. Allo stesso tempo, l’errore umano risulta il fattore principale di vulnerabilità degli attacchi e le polizze assicurative per i rischi cyber sono ancora poco conosciute.

Sono queste le principali evidenze emerse dalla Cyber Risk Survey patrocinata da Anra e condotta dall’Università di Verona in collaborazione con Riesko, che ha messo a disposizione la piattaforma per raccogliere ed elaborare i dati atti a rilevare la percezione del cyber risk da parte delle organizzazioni.

L’analisi è stata strutturata su un campione di circa 250 aziende, di cui più della metà appartenenti al settore “informatica ed elettronica” e “finanza, assicurazione ed amministrazione”.

La percezione del rischio cyber è alta ma principalmente legata all’IT

Le aziende hanno ormai ben chiaro che gli attacchi cyber rappresentano un rischio per la propria organizzazione: il 72% degli intervistati ritiene di possedere una conoscenza adeguata riguardante i rischi cyber e della sicurezza informatica. Inoltre, il 70% possiede una buona conoscenza dell’impatto che la Sicurezza Informatica ha sulla Continuità Operativa. Tuttavia, il Cyber risk, pur essendo percepito come rischio “critico” (74%) viene considerato come prevalentemente “tecnico”, soprattutto legato ai sistemi IT (45%).

Solo poco più di metà delle aziende si è attrezzata con dei piani di risk mitigation

Alla diffusione della conoscenza dei rischi cyber non corrisponde l’impegno a investire su piani formali di risk mitigation, presente infatti solo nel 55% dei casi e la “awareness” per gli standard è solo del 47%. Inoltre, molte realtà preferiscono appaltare la risoluzione di questi problemi all’esterno con soluzioni di outsourcing (64%).

Per contrastare rischio cyber formazione e budget ancora carenti

L’aumento della consapevolezza e gli attacchi subiti non hanno generato tuttavia un impegno concreto in termini di formazione e investimento in competenze e risorse: solo il 49% degli intervistati adotta processi strutturati di formazione HR e nel 70% dei casi l’investimento in questi processi è minimo: meno del 15% del budget. Piani di risk mitigation e formazione si rilevano attività ancora più cruciali se consideriamo che il principale fattore di vulnerabilità è proprio l’errore umano, sfruttato infatti nel 68% dei casi da parte di chi commette gli attacchi cyber. Tra gli altri fattori, nella metà dei casi viene segnalata l’obsolescenza dei sistemi operativi. Nonostante i diversi fattori di vulnerabilità che presentano le aziende, dalla ricerca si evince che, in termini di budget dedicato al rischio informatico: il 69% delle aziende investe meno del 30% in programmi assicurativi; il 67% investe meno del 30% in servizi di monitoraggio. Al contempo, risultano elevati investimenti in backup, anche se non molto utili in assenza di un disaster recovery plan.

Ancora bassa la propensione al cambiamento e la conoscenza degli strumenti assicurativi

Guardando al futuro, la cultura del rischio in azienda risulta ancora poco radicata: nonostante i numerosi attacchi e i diversi fattori di vulnerabilità, il 53% delle aziende ritiene al momento adeguati i sistemi di trattamento adottati. Anche per quanto riguarda gli strumenti assicurativi i dati dimostrano che il 58% li conosce e la metà (49-51%) li adotta. Il 32% delle aziende esprime invece ancora delle riserve sul loro utilizzo, mentre il 17-23% ne è sprovvisto.

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Redazione

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