data breach

Con l’aumento delle diavolerie elettroniche inserite montate e installate all’interno delle nostre autovetture abbiamo più possibilità di controllare tutto ciò che il nostro mezzo fa all’interno di uno spazio.

Negli anni 80 la nostra amata automobilina ci ricordava  solamente quanta benzina avessimo nel serbatoio, se la temperatura dell’acqua fosse  troppo alta oppure se il livello dell’olio fosse troppo basso.

Cose da altri tempi; vissuti da vero appassionato.

Oramai le nostre auto fanno tutto da sole: oltre a cambiare marcia quando dicono loro..( fatto quasi inammissibile da un popolo di smanettoni come il nostro),  ci dicono se oltrepassiamo la linea di mezzeria, ci avvertono quando siamo stanchi, parcheggiano da sole e ci parlano indicando la strada anche piuttosto insistentemente. Tra poco ci faranno anche il caffè preferito ed addio alla amata sosta agli affollati autogrill, gioia e delizia dei vacanzieri in itinere.

Sono finiti i tempi in cui i nostri meccanici, muniti di cacciavite, auscultavano i nostri motori per conoscere il loro stato di salute; si sono dovuti munire di uno strumento che effettua la diagnosi completa alla nostra autovettura, alla stregua di Barnard e dei suoi successori.

Negli anni 80 gli appassionati di motori avevano solo l’imbarazzo della scelta su come mettere le mani sul motore della propria auto o della propria moto e “personalizzarla” al meglio, non sempre osservando scrupolosamente le regole di sicurezza dettate dalle case automobilistiche.

Quando furono installati i primi GPS ci fu una piccola rivoluzione; essi rivelavano la posizione del mezzo e le Compagnie di assicurazione decisero, sotto una spinta frontale della concorrenza estera , a dover ridurre i premi delle garanzie incendio e furto ed a eliminare la franchigia.

La normale evoluzione, già quasi in atto, sarà quella di rendere noti tutti i dati inerenti i nostri spostamenti per poter accedere ad un pricing competitivo sulla copertura RCA.

Tutto sarà monitorato a tal punto che, in base alla tipologia di guida durante le varie ore della giornata, l’osservanza degli spazi di sicurezza con l’auto che ci precede, l’osservanza scrupolosa dei limiti di velocità , le tipologie e le modalità di parcheggio , ed altro, molto altro ancora, ognuno di noi avrà il “profilo utente” che apparterrà ad una certa categoria di rischio e al corrispondente premio assicurativo.

Siamo veramente disposti a cedere i nostri dati?

Sicuramente quando andiamo dal medico , perché è nostro interesse rimanere in salute; infatti tutti coloro che sono stati intervistati sono concordi per un trattamento dei dati più allargato possibile per una cura scrupolosa.

La pandemia ha fatto il resto e la paura della perdita dello stato di salute acquisito è stata grande; moltissime aziende si stanno specializzando nell’health care da remoto, acquisendo dati dagli smartphone e dai dispositivi IOT ( internet of things) posizionati all’interno delle nostre abitazioni per il controllo della propria salute.

Un po’ come ho scritto nel mio libro “ La rivoluzione assicurata” in cui il protagonista della nostra storia effettua le analisi del sangue con un apparecchio situato in cucina, incrociando i dati del fit bit sugli allenamenti per mantenere un premio basso sulla polizza sanitaria

Tornando alla nostra macchinina, saremo poi così disposti a cedere i nostri dati alle aziende di software che hanno accordi con le case automobilistiche per ottenere in cambio un prezzo migliore?

E se studiassero meglio il nostro profilo proponendoci prodotti assicurativi ad hoc sulla base del nostro comportamento psicologico in auto, ne saremmo contenti?

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Roberto Patanè è un intermediario ed è autore del libro "La rivoluzione assicurata"
Dati Insurtech
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