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Sostenere la crescita dell’ecosistema insurtech italiano: nasce lo Startup Chapter di IIA.

Uno spazio dedicato alle nuove aziende che credono nell’applicazione massiva delle nuove tecnologie nell’industria assicurativa italiana. Si chiama Startup Chapter ed è stato ideato dall’Italian Insurtech Association con l’obiettivo di contribuire alla crescita delle insurtech italiane come numero, varietà e dimensioni, puntando nel contempo allo sviluppo dell’ecosistema insurtech Italiano per renderlo competitivo con i principali ecosistemi insurtech europei. Lo Startup Chapter è stato presentato ieri dall’IIA durante un evento online. A spiegare i motivi che hanno portato l’associazione a creare questa iniziativa è stato Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA: “La nostra missione è trasformare il settore assicurativo Italiano attraverso l’uso della tecnologia e di best business practices, portando l’Italia ad essere uno dei leader europei per l’innovazione assicurativa. Riteniamo che ci siano delle esigenze di fondo per far sviluppare l’insurtech che ancora stenta a raggiungere livelli soddisfacenti. Lo Startup Chapter è finalizzato a supportare tutte le iniziative sistemiche che vanno in quella direzione. Vogliamo aiutare le aziende giovani, italiani o straniere, a crescere, perchè riteniamo che la crescita possa essere strumentale, non solo energica”.

Lo Startup Chapter

“Abbiamo iniziato questo percorso qualche mese fa – continua Yuri Poletto, Insurance Open innovation consultant e Partner IIA – L’associazione sta assumendo un ruolo importante in Italia. Abbiamo oltre 150 membri e un buon numero di insurtech sia italiane che straniere oltre che un numero importante di intermediari, ovvero i soggetti fornitori di servizi tecnologici. Inoltre siamo membri della  Global Insurtech Alliance. Un fattore importante perché le innovazioni dall’estero aiutano anche l’ecosistema italiano a crescere. Lo Startup Chapter ha come obiettivo quello di contribuire alla crescita delle insurtech italiane come numero, come dimensioni e come varietà, puntando allo stesso tempo allo sviluppo dell’ecosistema insurtech italiano inteso in senso più ampio, al fine di renderlo competitivo con i principali ecosistemi insurtech europei. Un altro punto importante della nostra visione di lungo periodo è quello di creare un rapporto strategico nel mercato italiano per le insurtech che abbiano interesse per il nostro mercato. La nostra missione è quella di mostrare il place to be per le insurtech in Italia”.

Poletto ha spiegato in che modo l’IIA intendere raggiungere questi obiettivi. Innanzitutto amplificando la voce delle insurtech nel mercato nazionale e internazionale “dando la possibilità di partecipare come panelist ai webinar IIA, di essere invitati a fare pitch di fronte a potenziali partners ed investitori in Italia e all’estero, di partecipare a contest ed eventi di IIA”. “Offriamo poi accesso a ricerche e studi collaborando con le università e diamo la possibilità di partecipare alla realizzazione e alla stesura di white papers. L’IIA organizza inoltre le insurtech breakfast, eventi in cui una insurtech presenta il proprio progetto di fronte ad un gruppo selezionato di potenziali clienti e partner. Attraverso il compliance desk, facilitiamo e organizziamo il contatto e il dialogo delle insurtech con l’autorità di vigilanza per accelerare lo sviluppo delle soluzioni innovative. Per quanto riguarda gli investimenti offriamo opportunità di incontro tra insurtech e investitori professionali”.

Insurtech italiane, per crescere serve un cambio di mentalità

Dopo la presentazione dello Startup Chapter si è svolta una tavola rotonda moderata da Carlo Alberto Minasi, Chief Innovation Officer, Financial Services presso EY. “Come EY abbiamo mappato lo stato attuale del fintech in Italia, dove oggi contiamo 345 fintech, 28 di queste insurtech. Un numero importante ma che dimostra ancora come questo settore possa crescere”. Già ma come farlo crescere? Risponde Michelle Novelli, Senior Partner di Digital Magics, tra i principali incubatori di startup innovative in Italia. “Noi siamo degli abilitatori, aiutiamo le aziende a svilupparsi e le mettiamo in contatto con gli investitori ma se una startup vuole crescere veramente deve avere la mentalità e la voglia di farlo. Abbiamo visto che negli ultimi anni in Italia il sistema sta cambiando, soprattutto nel modo in cui gli imprenditori founder decidono di procedere in queste situazioni. Fino ad oggi nel nostro Paese le startup applicano la regola del ‘buon padre di famiglia’, vogliono crescere ma allo stesso tempo non entrare in zone troppo rischiose in termini di spesa e di investimento. Quando si va all’estero, invece, si vede una fortissima predisposizione alla crescita, perché lì sanno che se le cose vanno bene i soldi sono l’ultimo dei problemi. In Italia non è ancora così. Forse questo è il grande passo che le startup italiane devono compiere se vogliono avere successo anche all’estero: capire che quello che ti verrà richiesto è innanzitutto crescere e dimostrare che vuoi diventare leader”.

Investimenti insurtech, un caso di successo italiano: Axieme

Tra le poche insurtech italiane che sono riuscite a raccogliere capitale dagli investitori c’è Axieme. La società rappresenta uno dei casi di maggior successo di raccolta in equity crowdfunding con 500mila euro raccolti tramite la piattaforma 200crowd. “Solitamente questa modalità di raccolta trova molto successo nel mercato del consumer products e fa fatica sul fintech e sull’insurtech” commenta Minasi.  Qual è stato il segreto dietro il successo di Axieme? Edoardo Monaco, co-founder e Ceo di Axieme, parte da un assunto per rispondere alla domanda. “In realtà l’Italia soffre ancora di bassi investimenti, la carenza di capitali porta a fare determinate scelte e l’equity crowdfunding è tra queste. Dal lato nostro penso che il successo sia dovuto dalla value proposition di Axieme e dal nostro modello che propone un giveback, oltre che dalla nostra capacità di raccontare le cose in modo semplice e chiaro”.

Trovare linguaggio comune tra assicurazioni e insurtech per favorire gli investimenti

Un ruolo importante negli investimenti in insurtech lo giocano le assicurazioni. Ma per far incontrare due realtà così diverse da loro servono competenze sul mondo dell’innovazione che qualche volta mancano nel settore assicurativo. Ne è convinto Alberto Garuccio, Insurtech Thought Leader dell’acceleratore americano Techstars. “La formazione specifica sull’innovazione può  aiutare le grandi imprese assicurative ad avvicinarsi al mondo delle insurtech e diventare in questo modo il principale motore di iniezione di capitale nel settore. Questo è sicuramente un presupposto, ma non è sufficiente. Dal mio punto di vista bisogna riuscire a fare un passo in più. Le competenze di base sono importanti ma poi bisogna riuscire a trovare un linguaggio comune all’interno dell’azienda. Bisogna che queste competenze entrino veramente nel dna dell’azienda”.

Minasi ha infine snocciolato qualche dato relativo al mercato insurtech globale. “Nel 2020 sono stati investiti 7.2 miliardi di dollari in insurtech. L’Italia ha rappresentato poco più dell’1% di questa cifra”. Cosa manca al mercato insurtech italiano per posizionarsi allo stesso livello di paesi con un mercato assicurativo simile al nostro come Francia, Germania, UK? Secondo Novelli c’è bisogno di una collaborazione a 360 gradi di tutti gli attori coinvolti, dai venture capital allo stesso Stato. C’è bisogno di tutti, infatti negli altri paesi c’è una forte collaborazione. Noi soffriamo ancora di un problema di dimensione a tutti i livelli. È un circolo che deve diventare virtuoso, dove gli imprenditori crescono e ci sono sempre più investitori. Serve seguire e non bloccare questa crescita che sta diventando sempre più importante. Mi piacerebbe che quei pochi corporate che ci sono in Italia, guardassero con più attenzione quello che abbiamo nel nostro Paese. Ho notato una sorta di timidezza nazionale. Si pensa che le cose migliori siano fuori, in realtà molte volte l’imprenditore deve essere seguito e aiutato e bisogna comprendere che ci sono delle limitazioni che non dipendono da lui ma dal fatto che ci sono pochi investimenti o dal fatto che l’Italia è un po’ più arretrata a livello digitale, e quindi con un aiuto potrebbe crescere in maniera più importante”.

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