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Le assicurazioni nel futuro assomiglieranno sempre di più a Uber, Google e Amazon. O almeno, questo è quello che pensano i clienti delle Compagnie. A rivelarlo, durante la INN’s Women in Insurance Leadership Conference andata in scena a Chicago la scorsa settimana, è Mark Breading, partner di Strategy Meets Action, società di consulenza per il settore assicurativo con base a Boston.

“L’insurtech – spiega Breading – è venuto fuori dal nulla. La prima volta che ho partecipato ad una conferenza sull’insurtech, c’erano appena 125 persone provenienti da startup tech. Adesso ci partecipano anche dirigenti delle Compagnie tradizionali”.

Breading era a Chicago per visionare oltre 500 aziende che producono tecnologie per il settore assicurativo. Secondo Breading, il 90% di queste fallirà. L’altro 10% invece avrà successo, raccogliendo investimenti dai venture capital e formalizzando partnership con le Compagnie.

Compagnie che dovranno per forza di cose rivedere la loro forza lavoro. L’arrivo dell’Insurtech ha diversificato la domanda nella ricerca delle professionalità. Ora le assicurazioni cercano profili digital: dal chief data officer, al chief data scientist passando per il chief analytics officer.

Anche la cultura del lavoro cambierà. Compiere qualche fallimento nel processo di digitalizzazione non sarà più un peccato ma una virtù, spiega Breading. Un concetto già espresso in precedenza da Elena Rasa, group chief data officer di Generali.

Ma quale sarà il settore Insurtech che trainerà il mercato assicurativo del prossimo futuro?

Secondo Breading sarà la cybersecurity. “Ad oggi le Compagnie tendono a vedere il cyber risk come qualcosa di settorializzato. La sfida sarà nell’assicurare tutti i prodotti esistenti con una polizza cyber risk”.

Carlo Francesco Dettori

La Redazione di InsurZine è composta da collaboratori, influencer ed analisti, esperti del settore insurtech